Pistola Erdgogan. Bonelli: Starmer ha rifiutato, Meloni? Intanto l’Italia dice sì al riarmo a danno di sanità, servizi sociali e ambiente

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Il gesto di Erdoğan al vertice NATO di Ankara — un revolver carico, inciso con il nome, consegnato a ogni leader presente — non è folklore diplomatico. È l’immagine plastica di una NATO che dice di garantire la pace e intanto distribuisce armi da fuoco come gadget tra capi di Stato.

Il premier britannico Starmer ha avuto almeno la dignità istituzionale di ammettere l’imbarazzo, lasciando l’arma in Turchia perché la legge del suo Paese non gli permette di portarla a casa. Dal governo italiano, invece, silenzio totale: nessuna dichiarazione, nessuna trasparenza su cosa sia stato fatto del “regalo” ricevuto dal nostro rappresentante ad Ankara.

È lo stesso silenzio che accompagna le scelte del governo Meloni sulla politica estera e sul riarmo: adesione al ricatto di Trump del 5% del Pil, aumento della spesa militare, nessun vero dibattito parlamentare sulle priorità strategiche del Paese.

La differenza tra una spesa militare al 5% e il precedente plateau del 2% significherebbe per l’Italia circa 500 miliardi di euro in più da qui al 2035. Risorse sottratte a sanità, scuola, welfare e transizione ecologica per alimentare un riarmo che non produce sicurezza, ma nuove tensioni e nuovi profitti per l’industria bellica”.

Così in una nota Angelo Bonelli deputato di AVS