Strage di Bologna, Bonelli e Fratoianni: «Inaccettabile che un conduttore Rai difenda un pluriergastolano e attacchi le sentenze.

disuguaglianza

«Antonino Monteleone, conduttore Rai della trasmissione Filorosso, continua a rendersi protagonista di esternazioni gravissime attraverso i social network. Il 29 giugno scorso ha pubblicato su X una foto di una spiaggia affollata a Gaza, sostenendo che quelle immagini dimostrassero che non si trattava della “bella vita di Miami Beach”, ma di una realtà ben diversa da quella descritta da chi denuncia il genocidio in corso.

Ieri, evidentemente nel tentativo di fare carriera presso Palazzo Chigi, è andato oltre, arrivando a difendere il terrorista nero Gilberto Cavallini, condannato con sentenze definitive a nove ergastoli, tra cui quello per concorso nella strage di Bologna e per l’omicidio del giudice Mario Amato. Monteleone ha sostenuto che la condanna per la strage di Bologna sarebbe stata “affibbiata” a Cavallini solo per farlo tornare in carcere. Un’affermazione gravissima che mette in discussione una sentenza pronunciata in primo grado, confermata in appello e resa definitiva dalla Corte di Cassazione.

Lo dichiarano Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, parlamentari e leader di Alleanza Verdi e Sinistra.

«Ci chiediamo se attaccare la magistratura per difendere un terrorista pluriergastolano sia compatibile con la conduzione di un programma di prima serata del servizio pubblico. L’amministratore delegato Giampaolo Rossi intende davvero confermare Monteleone alla guida di Filorosso?

Per noi è una vergogna. Chi rappresenta la Rai non può usare i social per infangare sentenze definitive e delegittimare la magistratura in difesa di un terrorista condannato. Non è libertà di espressione: è un’offesa alla memoria delle vittime della strage di Bologna, del giudice Mario Amato e di tutti coloro che hanno pagato con la vita la violenza del terrorismo nero. Giampaolo Rossi lo rimuova immediatamente: la Rai non può essere il megafono di chi scredita la verità giudiziaria e la memoria democratica del nostro Paese», concludono Bonelli e Fratoianni