Venezuela. Bonelli: Trump non esporta democrazia, esibisce forza per impossessarsi del petrolio venezuelano

Trump-Iran

«La conferenza stampa di Donald Trump da Mar-a-Lago conferma ciò che denunciamo da ore: non c’è alcuna missione di democrazia, ma una prova muscolare di dominio per impossessarsi del petrolio venezuelano.

La diffusione dell’immagine di Nicolás Maduro, come se fosse un trofeo di caccia, ammanettato su un aereo – seduto, in completo bianco, circondato da militari – rilanciata anche da Caracas Chronicles, è il simbolo di una narrazione costruita per umiliare e intimidire, non per liberare. È propaganda di potenza, non tutela dei diritti.

Quando Trump dichiara che gli Stati Uniti “governeranno il Paese fino a una transizione sicura” e minaccia un secondo attacco ancora più grande, ammette apertamente un commissariamento di fatto di uno Stato sovrano. È una violazione grave del diritto internazionale, mascherata da retorica sulla libertà. Parlare di “emisfero più sicuro” mentre si annuncia la possibilità di nuovi raid significa normalizzare la guerra come strumento di governo.

Questa non è democrazia: è neo-colonialismo energetico. È l’idea che la forza militare possa decidere chi governa e a chi appartengono petrolio e gas. La pace, la libertà e la giustizia non si costruiscono con assalti notturni, minacce e sequestri di leader politici. Si costruiscono fermando la logica del dominio e rimettendo al centro il diritto internazionale e i diritti umani.

A questo punto una domanda è inevitabile: Trump rapirà domani il presidente della Cina con il pretesto del fentanyl? O quello del Messico e della Colombia per la cocaina? Se passa il principio che una superpotenza può sequestrare, commissariare e governare un Paese in base ai propri interessi strategici, allora salta ogni regola della convivenza internazionale.

Il sostegno di Giorgia Meloni a questa azione contribuisce a demolire definitivamente il diritto internazionale per sostituirlo con un nuovo ordine geopolitico e militare fondato sulla forza, sull’arbitrio e sulla legge del più forte».

E’ la Guerra del petrolio il nuovo colonialismo trumpiano, domani sarà il turno della Groenlandia? Italia non sia complice con ENI

« Quello che sta avvenendo in Venezuela non ha nulla a che vedere con la difesa della democrazia e dei diritti umani. È una prova di forza geopolitica degli Stati Uniti per impossessarsi delle più grandi riserve di petrolio del pianeta. Il fermo di Maduro si inserisce in una strategia chiara: rimettere il controllo del petrolio venezuelano che rappresenta il 17% delle riserve del pianeta nelle mani delle grandi compagnie fossili occidentali. Questo si chiama neocolonialismo energetico».

Ad affermarlo è Angelo Bonelli, co-portavoce di Europa Verde e deputato di Alleanza Verdi e Sinistra.

«Ci troviamo di fronte ad una transizione di potere sulle risorse fossili, fatta per garantire nuovi profitti alle oil company americane e ai loro alleati.Trump lo ha detto senza imbarazzo: saranno gli Stati Uniti a “dirigere la transizione” del Venezuela. Una frase che smaschera tutta l’ipocrisia di questa operazione.

In questo quadro c’è un nodo politico enorme che riguarda l’Italia: Eni è un’azienda a controllo statale. Non è un soggetto neutro. Risponde al governo italiano. Per questo diciamo con forza che Eni non può e non deve essere utilizzata come strumento di una nuova corsa al petrolio, con il falso alibi della lotta al narcotraffico.
Trump fa la guerra alla transizione ecologica per arricchirsi con la guerra e controllare i giacimenti di petrolio. Oggi è il Venezuela,domani la Groenlandia.» conclude.