“Come Europa Verde, chiediamo al governo di rivedere assolutamente la scelta di collocare una nuova base militare a Coltano (PI) che andrebbe completamente a devastare aree protette. Non è ammissibile militarizzare in questo modo un Parco che doveva offrire un modello di sviluppo alternativo alla fabbrica in crisi e a un turismo che consumava territorio e risorse”.
Così, in una nota, Sandra Giorgetti della direzione nazionale di Europa Verde e Eros Tetti, co-portavoce regionale tosacana, che proseguono:
“L’area in cui andrebbe a sorgere la base militare si trova infatti all’interno del perimetro del Parco Nazionale di San Rossore, un’area protetta da stringenti vincoli ambientali e paesaggistici. Secondo i comitati e le associazioni del luogo, i lavori andrebbero a impegnare oltre 70 ettari di terreno nei boschi, andando a sacrificare una vasta area protetta per esigenze militari inconciliabili con gli obiettivi per cui l’Ente Parco era stato concepito, applicando le misure di semplificazione dell’art. 44 del decreto-legge 31 maggio 2021, scavalcando l’autorità del Parco e delle amministrazioni locali. Una scorciatoia in contrasto con tutti gli atti di pianificazione vigenti, quindi un pessimo esempio per l’intera società civile.
Siamo dalla parte – concludono Giorgetti e Tetti – di tutte le associazioni locali e dell’Ente Parco, che ha già dato parere negativo per questo progetto, e di tutti quelli che credono in una politica pacifista, di difesa comune e della natura”.
“È una vergogna distruggere il Parco di San Rossore, che avrebbe dovuto offrire un modello di sviluppo alternativo alla fabbrica in crisi e a un turismo che consumava territorio e risorse”.
Aggiunge il co-portavoce nazionale di Europa Verde, Angelo Bonelli, che prosegue: “L’area in cui andrebbe a sorgere la base militare si trova infatti all’interno del perimetro del Parco di Migliarino-San Rossore-Massaciuccoli, un’area protetta da stringenti vincoli ambientali e paesaggistici.
Secondo i comitati e le associazioni del luogo, i lavori andrebbero a impegnare oltre 70 ettari di terreno nei boschi, con piano da oltre 440mila metri cubi, sacrificando una vasta area protetta per esigenze militari inconciliabili con gli obiettivi per cui l’Ente Parco era stato concepito, applicando le misure di semplificazione dell’art. 44 del decreto-legge 31 maggio 2021, scavalcando l’autorità del Parco e delle amministrazioni locali. Una scorciatoia in contrasto con tutti gli atti di pianificazione vigenti, quindi un pessimo esempio per l’intera società civile nel silenzio totale del ministro Cingolani”.
“Siamo dalla parte di tutte le associazioni locali e dell’Ente Parco, – conclude Bonelli, – il quale ha già dato parere negativo per questo progetto, e di tutti quelli che credono in una politica pacifista, di difesa comune e della natura e per questo chiederemo a Draghi, in una lettera, di revocare questa decisione”.


