I trucco per ridurre (sulla carta) i siti inquinati

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In Italia esistono 41 Siti di interesse nazionale (SIN), più un’altra dozzina regionali, vale a dire un bel pezzo di territorio talmente inquinato che necessita di essere bonificato perché smetta di mettere a rischio vite umane. Ebbene, nonostante questi posti siano lì da decenni, bonifiche non è che se ne siano viste molte: solo il 17 per cento concluse secondo i dati ufficiali.

Già così sarebbe abbastanza, ma la novità degli ultimi giorni è che tramite un emendamento di Stefania Prestigiacomo al cosiddetto “Decreto Recovery”, divenuto legge giovedì, il Parlamento ha introdotto una norma che rende più semplice e snello “riperimetrare” i SIN. Tradotto: diminuirne le aree, che in genere – va ricordato – sono insediamenti industriali ancora attivi.

“Questa norma mira a ridurre i perimetri delle aree da bonificare: è una vergogna”, dice al Fatto Quotidiano Angelo Bonelli, co-portavoce di Europa Verde: “Così si calpesta ulteriormente il principio ‘chi inquina paga’ e si liberano quelle società e aziende che hanno inquinato terreni, falde e fondali marini dall’obbligo di procedere alle bonifiche. In Italia gli inquinatori non hanno mai pagato per i disastri ambientali provocati come nel caso di Taranto, Priolo e altri. Oggi in Italia ci sono 41 Siti di interesse nazionale – di cui 4 nella Sicilia di Stefania Prestigiacomo – per un totale di 161.250 ettari di aree a terra e a mare. Il fallimento sta in questi dati: il ministero dell’Ambiente ha approvato progetti di bonifica sul 14 per cento della superficie, le aree con bonifica conclusa sono pari al 17 per cento”.

Ora potrebbero salire: basta riperimetrare.