D’accordo con Cingolani: deve dimettersi

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Il Ministro Cingolani, in un’intervista tra le innumerevoli che ha rilasciato da quando è ministro, annuncia che la sua missione al Ministero della Transizione Ecologica è terminata. Per la prima volta siamo d’accordo con lui su un punto che, benché ci spingano motivi diametralmente opposti, non modifica il risultato: non può più fare il ministro della Transizione Ecologica.

Da quando il Ministro della finzione ecologica Cingolani si è insediato, ovvero in quasi un anno di bilancio di attività, ha dichiarato la guerra al mondo ambientalista e ai giovani dei Fridays for Future, definendoli ‘fannulloni’; ha irresponsabilmente aperto il dibattito sul nucleare da fissione nel nostro Paese, sostenendo, in sede di Consiglio dell’UE, la strategia della Francia per inserire il nucleare nella Tassonomia verde UE, un vero e proprio favore all’industria nuclearista francese, fortemente indebitata, che ci ha portato lontano dalle posizioni di Germania, Spagna, Austria e molti altri Stati europei, che hanno deciso per l’uscita dal nucleare.

E mentre la bolletta elettrica degli italiani è aumentata a causa del rincaro del prezzo del gas, il Ministro Cingolani, inopinatamente, attaccava le rinnovabili. Nonostante tutti i decreti-semplificazioni da lui proposti, l’installazione di impianti di energie rinnovabili nel nostro Paese è praticamente bloccata e anziché ridurre i sussidi ambientalmente dannosi per ridurre anche il prezzo dell’elettricità e investire nelle rinnovabili, il Ministro ha avuto la geniale idea di aumentare la produzione di gas dai giacimenti italiani che sono quantitativamente irrilevanti e avrebbero scorte solo per i prossimi quattro mesi.

Il bilancio che, come Europa Verde, facciamo sull’operato del Ministro è disastroso. Come già ricordato, si tratta di un Ministro che invece di sostenere le posizioni della Germania, Spagna, Austria e molti altri Stati europei, per l’uscita dal nucleare, sostiene la Francia. Che si vanta di aver scritto il PNRR, un PNRR che non rispetta gli obiettivi europei sul clima, prevedendo una riduzione della CO2 al 2030 minore di quella stabilita dall’UE. È un Ministro che, di fronte al dramma dello smog nelle città, nel PNRR ha dimenticato totalmente gli investimenti sul trasporto pubblico locale e regionale: di fatto, solo l’11,5% degli autobus e dei treni regionali verrà sostituito con i fondi per la ripresa. È un ministro che ha dimenticato che l’Italia è stata condannata dalla Corte di Giustizia Europea perché non depura le acque e, nel PNRR, ha destinato a questo scopo la cifra inadeguata di 600 milioni di euro mentre alla manutenzione delle reti idriche che attualmente causano una perdita di acqua potabile a un ritmo del 41% sono destinati solo 900 milioni di euro. È un ministro che ha dimenticato cosa significa tutelare la biodiversità a tal punto che ritiene legittimo abbattere i lupi. E, per concludere, per lui la transizione ecologica che dà la denominazione al suo ministero è un bagno di sangue, come a dire che il suo è il Ministero del bagno di sangue. Ha fatto una campagna di comunicazione della paura contro la Transizione Ecologica con lo scopo di salvaguardare gli interessi dell’industria fossile italiana e di quell’industria che non vuole modernizzarsi come invece fanno altre realtà industriali d’Europa.

A questo punto, c’è solo da augurarsi che la sua dichiarazione, indipendentemente dai motivi contrapposti ai nostri, possa essere reale, ovvero che si trovi finalmenteun altro Ministro perché, con Cingolani, l’Italia si è, di fatto, schierata con quei Paesi che stanno sabotando la Transizione per garantire lo status quo fatto di inquinamento, bassa qualità della vita e bassi investimenti, come certificato da Fondazione Enel e The European House – Ambrosetti, secondo i quali, con le attuali politiche sul clima, l’Italia raggiungerà i target europei con 29 anni di ritardo, perdendo 424 miliardi di euro.