PNRR. Non chiamatela transizione ecologica

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Non chiamatela transizione ecologica: la relazione della commissione Bilancio sulla proposta di PNRR che prevede il Ponte sullo Stretto, la riduzione degli investimenti sul trasporto pubblico, alza i limiti inquinamento elettromagnetico, finanzia la costruzione degli stadi e punta all’idrogeno prodotto dal gas non affronta con determinazione e coerenza le emergenze ambientali che affliggono l’Italia. Siamo un Paese che detiene il record europeo di procedure d’infrazione per violazioni in materia ambientale. La proposta di PNRR, che è ancora quella del governo Conte e che speriamo il nuovo esecutivo Draghi vorrà correggere, destina solo il 31% delle risorse europee, quasi 69 miliardi di euro, alla transizione verde e non il 37% come previsto dalla commissione UE.

Il Recovery deve guardare lontano – molto più in là di quanto non faccia adesso – e deve farlo tenendo fermo il principio guida indicato anche dalla commissione Europea: la coerenza del Piano con quelle che sono delle vere e proprie condizionalità ‘verdi’, sia per il capitolo ‘ripresa’ economica, incentrato sul Green deal, sia per il capitolo ‘resilienza’, che deve porre centrale la lotta ai cambiamenti climatici”.

Il trasporto pubblico è l’investimento infrastrutturale dimenticato: solo 7,5 miliardi di euro, mentre il fabbisogno sul trasporto rapido di massa e sulla mobilità elettrica è di 40 miliardi. Con le risorse previste dal PNRR solo il 12% del parco autobus complessivo verrà rinnovato, mentre il parco ferroviario italiano per il trasporto pubblico locale regionale verrà rinnovato di 80 treni, pari al 16,7% dei 479 treni in circolazione che hanno un’età media di 30 anni circa.

L’Italia sconta un gravissimo ritardo in Europa dal punto di vista delle infrastrutture legate al trasporto pubblico: disponiamo di 5,3 km per milione di abitanti di rete tramviaria a fronte degli 11,7 km della Francia e dei 23,3 km della Germania e 234 km di linee metropolitane quando la sola città di Madrid ne ha 290.
Rischiamo di perdere un’occasione unica: quella di affrontare in modo risolutivo l’emergenza climatica trasformando finalmente le città italiane in luoghi dove vivere bene.

Ma, nonostante questi gap sul fronte del trasporto pubblico, la relazione della commissione Bilancio sul PNRR prevede la possibilità di realizzare il ponte sullo Stretto di Messina che andrebbe a sottrarre ingenti risorse al capitolo transizione verde: una scelta inaccettabile che serve solo a soddisfare le manie di grandezza di qualche partito e che rinuncia ad affrontare i veri bisogni e le urgenze del nostro Paese. La relazione sul PNRR prevede, inoltre, di concedere soldi per realizzare gli stadi per sport di vertice: pensiamo ad aumentare il nostro debito pubblico per finanziamenti indirizzati a club sportivi privati. Si parla di riforme legislative, come quella per alzare i limiti di inquinamento elettromagnetico e si dimentica di dare al Paese una legge che fermi finalmente il consumo sconsiderato di suolo.

C’è troppa timidezza sulla vera transizione ecologica e anche le misure che vanno nella giusta direzione rischiano di non incidere come dovrebbero. Pensiamo ai 2,5 miliardi per l’Agricoltura sostenibile, ai 3,4 per l’economia circolare e il ciclo integrato dei rifiuti con la promesse di una Strategia nazionale per l’economia circolare e di cambiamenti normativi sull’end of waste per accelerare gli iter autorizzativi degli impianti, o ancora al richiamo ad eolico e fotovoltaico offshore per rafforzare il contributo delle fonti pulite al nostro mix energetico.

Angelo Bonelli e Rossella Muroni