Proroga concessioni spiagge, è scontro. Bonelli: “Si privilegiano ricchi e lobby”

twiga

«Il governo Meloni vuole cementificare le nostre spiagge per difendere i privilegi di pochi e di alcune lobby». Una presa di posizione, forte, netta e decisa, quella di Angelo Bonelli, deputato alla Camera e co-portavoce di Europa Verde. E mentre il presidente della Repubblica Mattarella ha ribadito la necessità di uno stop alle proroghe per le concessioni demaniali marittime, la Regione Siciliana pensa al doppio allungamento, prevedendo la possibilità di un ulteriore slittamento delle proroghe per i gestori degli stabilimenti fino al 2025.

Da qui, l’insurrezione degli ambientalisti e degli ecologisti. Siciliani, ma non solo: «Oltre il 60% delle spiagge sabbiose della Sicilia, attualmente, è occupato dagli stabilimenti balneari – afferma Tommaso Castronovo, presidente di Legambiente Sicilia – La maggior parte dei gestori di questi stabilimenti, tra l’altro, gestisce l’uso della spiaggia, concessa dallo Stato, per l’intero anno. E non solo per il periodo estivo. Privandola, così, della libera fruizione pubblica». La spiaggia, insomma, rischia di diventare un bene sempre meno pubblico e sempre più privato, esclusivo e per pochi, come ha detto anche Bonelli: «Il governo, per evitare di mandare a gara gli stabilimenti balneari – spiega il co-portavoce di Europa Verde, ai microfoni di Repubblica – si è reso protagonista di un’operazione con cui allunga le coste italiane di ben tre chilometri. In maniera artificiosa. Come un gioco di prestigio. Questo, per dimostrare che la spiaggia è un bene disponibile e che l’Italia applica la direttiva Bolkestein, ma solo per le future spiagge libere e senza mandare a gara gli stabilimenti balneari già in possesso delle concessioni. L’Europa, però, ha già detto che questa cosa non si può fare, ma il governo va avanti per la sua strada».

E nonostante la presa di posizione del presidente della Repubblica Mattarella, la Regione Siciliana non sembra voler fare un passo indietro. Bocche cucite da parte dell’assessora al territorio e all’ambiente Elena Pagana, contattata da Repubblica: «L’Italia, adesso, rischia una procedura d’infrazione – prosegue Bonelli – C’è la necessità di mettere a gara. È fondamentale. L’Italia non può fare beneficenza, regalare spiagge pubbliche e privatizzarle. Perché di questo si tratta. Il Twiga Beach Club, stabilimento balneare di Flavio Briatore e Dimitri Kunz d’Asburgo, compagno di Daniela Santanché, in Versilia, paga 20.000 euro l’anno, con un fatturato di quasi 10 milioni di euro. In Costa Smeralda, invece, il principe del Qatar paga meno di 10.000 euro l’anno di spiagge e la sua società fattura quasi 80 milioni di euro l’anno. È impressionante e paradossale». Il geologo Mario Tozzi l’ha definita «una follia da fermare immediatamente». E Bonelli è sulla stessa scia e sulla stessa lunghezza d’onda: «Fabrizio Licordari, presidente di Assobalneari Confindustria, ha avuto un atteggiamento assolutamente irriguardoso nei confronti del presidente della Repubblica – conclude Bonelli – Sergio Mattarella è un uomo di legge e soprattutto una persona giusta e di buonsenso. La Sicilia? Mi auguro solo che la Regione faccia un passo indietro e che prenda atto delle parole del presidente della Repubblica. Non possiamo privatizzare e cementificare anche le spiagge». Legambiente Sicilia, intanto, non molla la presa: «Adesso basta – aggiunge Castronovo – Qualche anno fa erano già state ridotte le distanze obbligatorie tra gli stabilimenti balneari, riducendo, ulteriormente, le nostre spiagge libere. Ci attendiamo, adesso, che dopo i puntuali rilievi di incostituzionalità del presidente Sergio Mattarella e le sollecitazioni al governo nazionale e al parlamento – conclude Castronovo – anche il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, possa fare un passo indietro».

Articolo di Fabrizio Bertè su la Repubblica