“Quattordici ore al giorno, sette giorni su sette: 98 ore a settimana per 80 centesimi a cassetta. L’inchiesta della Procura di Santa Maria Capua Vetere non racconta un caso isolato, ma un sistema. In Italia sono circa 230mila i lavoratori irregolari nei campi, più di un bracciante su quattro. Le aree di caporalato censite sono 405, e più della metà si trova al Nord. Lo schiavismo non è un’anomalia: è funzionale a un modello economico che regge su salari da fame e diritti negati, e muove un business illegale da 4-5 miliardi di euro l’anno.”
Lo dichiara Angelo Bonelli, deputato di AVS e co-portavoce di Europa Verde.
“Se a far emergere questi casi sono le Procure e i sindacati, vuol dire che i controlli hanno fallito. Invece di garantire diritti ai braccianti e combattere lo schiavismo, la destra fa campagne sulla remigrazione e lascia intatta la Bossi-Fini, che ostacola l’ingresso regolare e consegna i lavoratori stranieri ai caporali. Arrestare i caporali non basta: bisogna colpire le aziende e le filiere che guadagnano dal lavoro sfruttato e proteggere chi denuncia. Sulla dignità del lavoro non si fanno sconti.”


