«8 agosto, ricorre il primo anniversario dell’entrata in vigore dell’EMFA, il regolamento europeo per rafforzare indipendenza, pluralismo e libertà dell’informazione. A un anno di distanza l’Italia è ancora lontanissima dagli standard europei e la responsabilità politica è del governo Meloni e della sua maggioranza.
Non parliamo solo della Rai, ormai sempre più sottoposta al controllo della maggioranza, ma dell’intero sistema dell’informazione: trasparenza degli assetti proprietari e della pubblicità istituzionale, tutela delle fonti e protezione dei giornalisti dagli spyware. Tre giornalisti italiani sono stati spiati con Paragon e ancora non sappiamo da chi e perché.
C’è poi il dramma delle querele temerarie, uno dei principali strumenti di intimidazione utilizzati per minacciare giornalisti e tentare di fermare inchieste e denunce scomode. Producono paura e autocensura: una democrazia non può consentire che le aule di tribunale diventino una clava contro la libertà d’informazione.
Anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha definito “incomprensibile” il ritardo nell’attuazione dell’EMFA. È un richiamo istituzionale che governo e Parlamento non possono ignorare. E invece la riforma della Rai rischia di essere un adeguamento di facciata che non recide il controllo della politica sul servizio pubblico.
C’è infine una responsabilità dell’Europa. Mentre avanzano autocrazie, sovranismi e torsioni illiberali, l’Unione non può ridursi a un ruolo notarile. Bruxelles deve pretendere dall’Italia l’applicazione piena dell’EMFA e delle norme europee contro le querele bavaglio.
Rivolgo quindi un appello a tutte le forze politiche democratiche: sulla libertà d’informazione non possono esserci appartenenze di parte. La politica tutta, insieme alle associazioni e ai giornalisti che hanno condotto battaglie generose per la libertà di stampa, si impegni per la piena applicazione dell’EMFA.
È qui che l’Europa si gioca la propria credibilità democratica: o difende concretamente diritti e libertà oppure saranno i sovranismi a svuotarla dall’interno. L’Italia deve tornare a essere un Paese fondatore dell’Europa, non diventare un Paese affondatore».
Così Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra e co-portavoce di Europa Verde.EMFA, Bonelli: “A un anno dall’entrata in vigore l’Italia è ancora inadempiente. Governo responsabile, ora si agisca”
C’è poi il dramma delle querele temerarie, uno dei principali strumenti di intimidazione utilizzati per minacciare giornalisti e tentare di fermare inchieste e denunce scomode. Producono paura e autocensura: una democrazia non può consentire che le aule di tribunale diventino una clava contro la libertà d’informazione.
Anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha definito “incomprensibile” il ritardo nell’attuazione dell’EMFA. È un richiamo istituzionale che governo e Parlamento non possono ignorare. E invece la riforma della Rai rischia di essere un adeguamento di facciata che non recide il controllo della politica sul servizio pubblico.
C’è infine una responsabilità dell’Europa. Mentre avanzano autocrazie, sovranismi e torsioni illiberali, l’Unione non può ridursi a un ruolo notarile. Bruxelles deve pretendere dall’Italia l’applicazione piena dell’EMFA e delle norme europee contro le querele bavaglio.
Rivolgo quindi un appello a tutte le forze politiche democratiche: sulla libertà d’informazione non possono esserci appartenenze di parte. La politica tutta, insieme alle associazioni e ai giornalisti che hanno condotto battaglie generose per la libertà di stampa, si impegni per la piena applicazione dell’EMFA.
È qui che l’Europa si gioca la propria credibilità democratica: o difende concretamente diritti e libertà oppure saranno i sovranismi a svuotarla dall’interno. L’Italia deve tornare a essere un Paese fondatore dell’Europa, non diventare un Paese affondatore».
Così Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra e co-portavoce di Europa Verde.
«Domani, 8 agosto, ricorre il primo anniversario dell’entrata in vigore dell’EMFA, il regolamento europeo per rafforzare indipendenza, pluralismo e libertà dell’informazione. A un anno di distanza l’Italia è ancora lontanissima dagli standard europei e la responsabilità politica è del governo Meloni e della sua maggioranza.
Non parliamo solo della Rai, ormai sempre più sottoposta al controllo della maggioranza, ma dell’intero sistema dell’informazione: trasparenza degli assetti proprietari e della pubblicità istituzionale, tutela delle fonti e protezione dei giornalisti dagli spyware. Tre giornalisti italiani sono stati spiati con Paragon e ancora non sappiamo da chi e perché.
C’è poi il dramma delle querele temerarie, uno dei principali strumenti di intimidazione utilizzati per minacciare giornalisti e tentare di fermare inchieste e denunce scomode. Producono paura e autocensura: una democrazia non può consentire che le aule di tribunale diventino una clava contro la libertà d’informazione.
Anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha definito “incomprensibile” il ritardo nell’attuazione dell’EMFA. È un richiamo istituzionale che governo e Parlamento non possono ignorare. E invece la riforma della Rai rischia di essere un adeguamento di facciata che non recide il controllo della politica sul servizio pubblico.
C’è infine una responsabilità dell’Europa. Mentre avanzano autocrazie, sovranismi e torsioni illiberali, l’Unione non può ridursi a un ruolo notarile. Bruxelles deve pretendere dall’Italia l’applicazione piena dell’EMFA e delle norme europee contro le querele bavaglio.
Rivolgo quindi un appello a tutte le forze politiche democratiche: sulla libertà d’informazione non possono esserci appartenenze di parte. La politica tutta, insieme alle associazioni e ai giornalisti che hanno condotto battaglie generose per la libertà di stampa, si impegni per la piena applicazione dell’EMFA.
È qui che l’Europa si gioca la propria credibilità democratica: o difende concretamente diritti e libertà oppure saranno i sovranismi a svuotarla dall’interno. L’Italia deve tornare a essere un Paese fondatore dell’Europa, non diventare un Paese affondatore».
Così Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra e co-portavoce di Europa Verde.


