“Nel decreto legge Infrastrutture approvato oggi dal Consiglio dei Ministri, all’articolo 1 è stata inserita una norma truffa per aggirare la normativa europea e il Codice degli Appalti, al fine di evitare una nuova gara d’appalto.
Con l’alibi di un provvedimento “urgente e strategico”, come lo definisce il Ministero delle Infrastrutture, si continua a gettare miliardi nel progetto del Ponte sullo Stretto, una grande opera inutile, anacronistica e devastante per l’ambiente.
Il governo, all’art. 1, fissa il contratto e l’importo dei lavori non sulla base della gara del 2005 e del relativo contratto firmato – pari a 3,9 miliardi di euro – ma su un valore maggiorato, indicato nel DEF, pari a 6,7 miliardi di euro. In questo modo il governo Meloni-Salvini evita, con una norma ad hoc, di sottoporre il progetto del Ponte a una nuova gara europea, nonostante l’evidente variazione dei costi superiore al 50%.
La cifra riportata nel DEF 2023 per il Ponte è infatti di 14,6 miliardi di euro, ma il governo cancella ogni riferimento alla gara d’appalto del 2005, ignorando volutamente l’enorme lievitazione dei costi. Perché lo fa? Per non dover rifare la gara.
Secondo la normativa europea sulla concorrenza e il Codice degli Appalti, un nuovo appalto è obbligatorio se l’aumento dei costi supera il 50%. Così il governo manipola i numeri: omette la gara del 2005, pari a 3,9 miliardi di euro, per evitare la procedura di una nuova gara e aggirare le regole.
Il contratto iniziale, sottoscritto il 27 marzo 2006 dalla Stretto di Messina S.p.A. con l’allora raggruppamento guidato da Impregilo, era di 3,9 miliardi di euro. Tale contratto fu poi aggiornato con un atto aggiuntivo nel 2011, che ha fissato l’importo a 6,7 miliardi di euro. E oggi la spesa prevista dalla legge finanziaria per il Ponte ammonta a 14,6 miliardi di euro.
È evidente che ci troviamo di fronte alla volontà politica di non fare una nuova gara per la realizzazione dell’opera, malgrado il diritto comunitario in materia di concorrenza lo imponga.
Si tratta di un comportamento gravissimo, che rischia di esporre l’Italia a infrazioni europee e a ricorsi legali. In un Paese attraversato da frane, alluvioni, ponti che crollano e strade dissestate, investire miliardi in un’opera faraonica come il Ponte sullo Stretto è un atto irresponsabile.” Così Angelo Bonelli parlamentare AVS e co-portavoce di Europa Verde


