Ilva, Bonelli: Il governo attacca chi difende salute e legalità. Si avvii subito la riconversione

ex ilva

“È sconcertante che il ministro Urso e il governo Meloni, dopo aver negato la realtà per due anni e mezzo, se la prendano oggi con Arpa Puglia e la Procura, colpevoli solo di aver tutelato la salute pubblica e fatto rispettare la legge. Dopo sette mesi dall’ inaugurazione di Afo 1 alla presenza dello stesso ministro Urso, si è verificato un incidente gravissimo, con dispersioni di polveri e fumi pericolosi che hanno messo a rischio la vita degli operai e dei cittadini. Ma invece di fare chiarezza, il governo attacca chi ha fermato una situazione fuori controllo. È un fatto grave e inaccettabile».

Lo dichiara in una nota Angelo Bonelli, deputato di AVS e co-portavoce di Europa Verde, che aggiunge:

“Il governo si accinge ad approvare l’autorizzazione integrata ambientale per Ilva che prevede l’uso del carbone per 12 anni e non applica la direttiva europea sulle emissioni industriali inquinanti. A Taranto si continuano a sacrificare i diritti costituzionali e la salute in nome di una produttività che non esiste più, tra licenziamenti e cassa integrazione. Il sequestro dell’altoforno Afo1 è arrivato dopo un incidente potenzialmente drammatico. Ma il governo, invece di garantire sicurezza e trasparenza, punta il dito contro le istituzioni che fanno il loro dovere. La destra ha portato avanti la linea fallimentare dei governi precedenti: ha creato una normativa che limita i poteri dei sindaci, garantisce l’immunità penale ai gestori e usa i fondi delle bonifiche per mantenere aperto un impianto che è una bomba sanitaria. Oggi si lamentano per la ritirata di Baku Steel, ma era evidente da subito che non fosse un acquirente credibile: chiedeva 5 miliardi allo Stato e ne offriva solo uno. Un’operazione senza basi, venduta alla città come una soluzione.

Si avvii subito una vera riconversione, usando strumenti come il Just Transition Fund e altri fondi europei. Basta negare l’evidenza. Basta accanirsi su un modello fallito. E gli esempi non mancano: a Bilbao e nella Ruhr intere aree industriali sono state riconvertite in poli innovativi, sostenibili e vivi. Taranto può fare lo stesso”, conclude.