IL DECRETO “AREE IDONEE” FRENA LA TRANSIZIONE ENERGETICA E LASCIA L’ITALIA IN BALIA DELLA CRISI CLIMATICA

aree idonee

A un anno dal disastro della Romagna: la crisi climatica e le sfide per l’Italia

A un anno dal disastro della Romagna restiamo nel bel mezzo della crisi climatica, la peggiore delle crisi possibili, molto più insidiosa di quella finanziaria del 2008, capace di innescare conflitti regionali ed interni, ma il Paese e i governanti sembrano non tenerne alcun conto. Infatti, al netto degli effetti della pandemia, dal 2015 in poi l’Italia ha tagliato le sue emissioni di gas serra solo dell’1% medio annuo. Se questa tendenza venisse confermata anche nei prossimi anni, nel nostro Paese la neutralità climatica non verrebbe raggiunta nel 2050 bensì nel 2100, con tutte le conseguenze del caso.

Decreto Aree idonee, DL Agricoltura e Testo unico sulle rinnovabili – un intreccio perverso

A quanto pare le intenzioni sembrano proprio queste. È infatti di qualche giorno fa la notizia della raggiunta intesa tra Governo e Regioni sul Decreto Aree Idonee, entrato in vigore con grave ritardo rispetto al termine previsto del 13 giugno 2022. Il Decreto recepisce le restrizioni introdotte dal discusso DL Agricoltura e fa saltare anche gli iter autorizzativi avviati prima della sua entrata in vigore, ponendo di fatto fine ad ogni possibilità di sviluppo delle rinnovabili su terreni a destinazione agricola, anche su quelli incolti.

Il Decreto rivolge un debole invito alle Regioni perché verifichino l’idoneità delle superfici agricole non utilizzabili, mentre un obbligo sarebbe stato senz’altro più efficace. Per avere una disciplina compiuta sull’installazione di rinnovabili a terra bisognerà quindi attendere la conversione in legge del DL Agricoltura e che Regioni e Province individuino le Aree Idonee entro 6 mesi dalla pubblicazione del Decreto. Il tutto mentre aspettiamo il varo del Testo Unico sulle rinnovabili, previsto dalla Legge sulla Concorrenza del 2021, che il Governo avrebbe dovuto adottare entro il 27 agosto 2023, e che dovrà a sua volta integrarsi con il Decreto Aree Idonee.

Comunque vada, il risultato sarà un quadro normativo sfavorevole alla crescita delle rinnovabili e disomogeneo a tal punto da rendere inevitabile ed urgente il ritorno in capo allo Stato della competenza legislativa esclusiva in materia di produzione, trasporto e distribuzione dell’energia, inserendo al contempo nel sistema robusti istituti di democrazia partecipativa/deliberativa, sul modello di quanto già previsto per legge, ad esempio, dalla Regione Toscana.

Nuovi paradossi, ritorno alle politiche del passato

Il dibattito sul DL Agricoltura e sul Decreto Aree Idonee si è svolto in un clima surreale, con prese di posizione bipartisan (fra cui quella della presidente sarda Todde) contrarie alle rinnovabili e totalmente fuori contesto rispetto a quanto ci chiede di fare la comunità scientifica per fronteggiare la crisi climatica in atto.

È paradossale che anche a livello istituzionale si faccia del “no alle rinnovabili a terra” un punto di principio, quando l’oggetto del contendere è l’uso di una minima frazione del terreno agricolo (SAU), quando a fine 2023 già risultavano incolti 3,7 milioni di ettari e quando almeno il 2% della SAU viene oggi utilizzato per la produzione di biocombustibili, sapendo che, con una superficie 40-50 volte inferiore di fotovoltaico si potrebbe produrre una quantità equivalente di energia da destinare alla mobilità elettrica.

Tutto questo mentre sul fronte fossile è in atto una sostanziale liberalizzazione delle attività di ricerca e coltivazione degli idrocarburi su tutto il territorio nazionale e viene dato il via libera ad importanti progetti “fossili” che godono di ogni sorta di semplificazione autorizzativa e di sostegno finanziario, mentre sono ancora in funzione 6 centrali a carbone, di cui 2 in Sardegna.

Nello stesso tempo il governo lancia il Piano Mattei a braccetto con ENI, vota contro la revisione della direttiva UE sulle case “verdi”, contro la legge sul ripristino della natura, e si spende in una battaglia di retroguardia ed antistorica contro l’elettrificazione dei trasporti, mentre cerca di spostare l’attenzione su un lontanissimo, costosissimo oltre che controverso ritorno del nucleare, pur di mantenere in vita interessi monopolistici e contrastare lo sviluppo di un mercato elettrico rinnovabile distribuito, destinato a far scendere i costi per gli utenti.

Stiamo firmando la rinuncia al raggiungimento degli obiettivi 2030

Con questi divieti generalizzati ed indiscriminati alla realizzazione di impianti fotovoltaici a terra viene impedito il raggiungimento degli obiettivi 2030 che lo stesso Governo aveva definito nel Piano Nazionale Integrato Energia e Clima, pari a 79.921 MW di solare e 28.140 MW di eolico, livelli di cui il Paese non può certo fare a meno se vuole abbattere le sue emissioni secondo gli obblighi internazionali vigenti.

Non solo, nel suo ultimo rapporto del 13 maggio 2024, ISPRA evidenzia che le mancate riduzioni delle emissioni nel settore dei trasporti ed in quello residenziale rallentano il calo dei livelli emissivi italiani, mentre il Regolamento 2023/857/UE ci impone per il 2030 una riduzione del 43,5% rispetto al 2005 delle emissioni prodotte da trasporti, agricoltura, rifiuti e industria (nei settori non coperti dal cosiddetto emission trading).

La strada giusta, da imboccare subito!

Il Fondo Monetario Internazionale, in un suo rapporto alla COP28, ha stimato che i costi della decarbonizzazione necessaria per mantenere il pianeta entro i limiti previsti dall’Accordo di Parigi sono poca cosa rispetto ai danni cronici e puntuali causati dai cambiamenti climatici, prevedendo che al 2050 il guadagno della decarbonizzazione sarà pari all’8% del PIL mondiale. Altra autorevole letteratura mostra come queste stime possano essere perfino conservative, anche perché i modelli sottostimano gli enormi co-benefici, fra cui il guadagno di salute, conseguenti all’abbattimento dell’inquinamento atmosferico causato dalla combustione di gas, petrolio e carbone.

Eppure, l’inversione dell’ordine delle priorità porta invece a perdere di vista il problema e l’urgenza delle soluzioni, privilegiando estenuanti confronti sulla fattibilità del fotovoltaico a terra o dell’eolico sui crinali dell’Appennino o in mare aperto, come se di questi potessimo fare a meno per raggiungere target energetici e climatici che non sono negoziabili e come se fosse nella nostra disponibilità poter dilatare i tempi della transizione energetica e piegarli ad altre ragioni.

In un clima politico in cui la propaganda prevale sulle ragioni della scienza e sull’interesse generale, scrivere di transizione energetica rischia di trasformarsi in puro esercizio di stile. E tuttavia abbiamo bisogno urgente di una pianificazione basata su criteri di valutazione multidisciplinari, oggettivi e condivisi, che coinvolga i territori e le comunità locali, senza mai perdere di vista l’ordine delle priorità, in cima a tutte quella di ridurre entro il 2030 le emissioni del 55% rispetto al 1990, per poi arrivare allo zero netto entro il 2050, come previsto dalla legge europea sul clima, che è anche legge italiana, e che dobbiamo rispettare per gli impegni internazionali presi nel lontano 2015 a Parigi e riconfermati dal recente G7 Clima Energia e Ambiente.

Questo percorso si può e si deve fare in positivo, aiutando il sistema produttivo ad inserirsi nelle aree ad alto valore aggiunto delle nuove filiere, promuovendo nuova occupazione, soprattutto giovanile, e disegnando programmi di supporto e di riconversione focalizzati su coloro che dovessero risentire negativamente della transizione energetica. L’associazione Energia per l’Italia è pronta ad affiancare i decisori e le altre parti interessate che vorranno mettersi in cammino su questa strada.

Documento Ufficiale

Energia per l’Italia

[1] IMF, https://www.imf.org/en/Blogs/Articles/2023/12/05/benefits-of-accelerating-the-climate-transition-outweigh-the-costs

[2] Bilal e Känzig (2024) The Macroeconomic Impact Of Climate Change: Global Vs. Local Temperature, Nat. Bureau of Economic Research, Working Paper Series n° 32450, http://www.nber.org/papers/w32450

[3] https://www.g7italy.it/wp-content/uploads/G7-Climate-Energy-Environment-Ministerial-Communique_Final.pdf