Via il cemento dalle spiagge italiane. Stop alle concessioni ereditarie

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“Quali sono esattamente gli investimenti da salvaguardare con cui il Governo vorrebbe giustificare una nuova proroga delle concessioni balneari fino alla fine del 2023? Sono 160 milioni i metri cubi di cemento che ingombrano le nostre spiagge: 19,2 milioni di metri quadri di arenili occupati da stabilimenti, villaggi, porti, alberghi e strade. Il 65-70% del totale, secondo l’UNEP. La fotografia scattata dall’ISPRA è ancora più tragica: il 75,4% della fascia entro 200 m dalla costa risulta coperto. Da questi dati, emerge che negli ultimi 50 anni, lungo la nostra costa è sorta una barriera di cemento e mattoni lunga 2000 km. E tutto questo è avvenuto in una situazione disastrosa dal punto di vista dell’erosione delle coste, con più di un terzo delle spiagge italiane interessato da fenomeni erosivi in espansione”.

Lo spiega, in una nota, il co-portavoce di Europa Verde, Angelo Bonelli, da sempre attento osservatore di quanto accade lungo i litorali italiani.

“Le spiagge italiane, – prosegue l’ambientalista, – sono state svendute a canoni ridicoli, utilizzate e sfruttate in regime di monopolio, con il consenso di una classe politica interessata unicamente a difendere dei privilegi insostenibili. La spiaggia dell’Hotel 5 stelle Cala di Volpe costa all’emiro del Qatar la cifra irrisoria di 520 euro l’anno mentre l’emiro, con i suoi 4 hotel incassa intorno ai 106 milioni di euro; il Twiga, di proprietà di Flavio Briatore e dell’onorevole Daniela Santanchè paga allo Stato 17mila euro a fronte di un fatturato di 4 milioni di euro; il Papeete paga 10 mila euro l’anno ma fattura 3,2 milioni di euro. In sostanza, una concessione viene pagata allo Stato 47 euro al giorno mentre una pagoda al Twiga, per lo stesso giorno, costa 1000 euro. Questo è insostenibile! A maggior ragione se si pensa che, con un fatturato da 10 miliardi di euro l’anno realizzato dai gestori degli stabilimenti in Italia, l’agenzia del demanio incassa solo 106 milioni, facendo registrare un’evasione del 50%”.

“È dal 2006 che l’Italia elude la normativa europea in materia di concorrenza e viene quindi sottoposta a procedure di infrazione per via delle concessioni balneari ‘ereditarie’. Che ancora oggi, dopo la sentenza del Consiglio di Stato, la politica sia trasversalmente impegnata a trovare una soluzione per aggirare l’entrata in vigore della direttiva Bolkestein è francamente inaccettabile. Gli unici interventi normativi che possiamo tollerare, – conclude Bonelli, – sono quelli che includono nuovi bandi di assegnazione delle concessioni balneari, con esclusione di chi ha commesso abusi edilizi, almeno fino alla loro rimozione e al pagamento delle relative sanzioni. Vanno premiati gli imprenditori rispettosi della legge e in grado di garantire servizi balneari ecosostenibili e il libero accesso alla spiaggia, un bene che deve tornare a essere di tutti”.