Sulla tassonomia, scandaloso l’ennesimo rinvio dell’UE

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Ieri a Bruxelles si è consumato l’ennesimo Consiglio del blablabla: giudichiamo il mancato accordo su ETS e sulle fonti energetiche da inserire nella Tassonomia verde UE – dunque il rinvio della discussione a marzo 2022 – come l’ennesimo atto di irresponsabilità dei decisori politici europei rispetto a una crisi climatica che morde sempre più forte e all’incerto futuro riservato alle giovani generazioni. Apprezziamo l’aperto rifiuto del Cancelliere tedesco Olaf Scholz a sostenere il nucleare in tassonomia e ci sembra assurdo che l’Italia, nella persona del Ministro Cingolani, si rifiuti di seguire la strada intrapresa dalla Germania, garantendo, al contrario, appoggio al folle piano francese con lo scopo occulto di barattare tale supporto con l’inserimento del gas.

Siamo basiti di fronte al prevalere di interessi legati alla Polonia o alla Russia, che paventa un intervento militare in Ucraina. L’Unione europea non può essere ostaggio di Paesi che non rispettano lo Stato di Diritto e utilizzano la paura come arma per ottenere vantaggi. È indispensabile che la tassonomia verde UE indichi nelle rinnovabili le uniche energie sostenibili, dunque finanziabili, per sciogliere finalmente i lacci della dipendenza energetica dalla Russia. Ritardare ancora questo processo, inserendo nucleare e gas nella tassonomia, rischia di veder fallire il processo di conversione ecologica delineato dal Green Deal, affossando le rinnovabili.

Invitiamo l’Italia a seguire il governo rosso-verde della Germania che punta al soddisfacimento di almeno l’80% del fabbisogno energetico nazionale da fonti rinnovabili entro il 2030, dopo che, già sotto il cancellierato di Angela Merkel, ha lavorato per dire addio all’ultima centrale nucleare entro il 2022. La Francia non può essere un esempio virtuoso da seguire e riprova ne è certamente la vicenda della centrale di Flamanville, tuttora in costruzione benché appartenga solo alla III generazione ed è costata allo Stato la cifra astronomica e imprevista di oltre 20 miliardi di euro. A ciò si aggiunga l’allarmante annuncio di EDF, maggiore azienda produttrice e distributrice di energia in Francia, che mercoledì sera chiuderà provvisoriamente le centrali nucleari di Chooz e di Civaux a causa di un guasto di saldatura riscontrato in quest’ultima nel circuito di raffreddamento.

L’Italia non deve investire soldi per una fonte energetica che rappresenta un’ipoteca negativa sul futuro delle nuove generazioni e che sottrae risorse alle energie rinnovabili, notevolmente più competitive dal punto di vista economico rispetto a numerose altre fonti energetiche.