Abbattimento mufloni al Giglio: il nostro appello per lo ‘Stop alla mattanza’

Mufloni

“Oggi ha inizio l’abbattimento dei mufloni dell’Isola del Giglio, per mano di un centinaio di cacciatori ingaggiati dal Parco Nazionale Arcipelago Toscano, nell’ambito di un progetto finanziato dall’UE per 1,6 milioni di euro, che avrebbe l’obiettivo di migliorare la biodiversità nell’isola. Mi unisco all’appello dei cittadini del Giglio e delle associazioni animaliste affinché si metta subito fine a questa mattanza.

È inaccettabile che i soldi dei cittadini europei vengano spesi per far un regalo ad alcuni cacciatori, senza aver reso pubblico alcuno studio specifico che dimostri la pericolosità di questi esemplari per l’equilibrio ecologico dell’Isola o aver debitamente valutato soluzioni alternative non cruente, come sterilizzazione o trasferimento. A maggio avevo presentato un’interrogazione alla Commissione europea per far luce sul caso, in quanto le misure di eradicazione previste dal progetto risultavano totalmente ingiustificate a causa dell’assenza di studi scientifici che comprovassero la pericolosità dei mufloni per la biodiversità dell’isola e in virtù del numero esiguo di esemplari – poche decine – che avrebbe dunque consentito, in caso di effettiva necessità, l’adozione di soluzioni non cruente, anche alla luce della disponibilità delle associazioni animaliste ad ospitare questi esemplari nei loro rifugi.

Aggiungo quindi la mia voce a quella dei molti che in queste ore stanno rivolgendo accorati appelli alle autorità italiane competenti e al ministro Cingolani affinché si fermi questa strage inutile, finanziata con i soldi dei cittadini italiani ed europei” ha dichiarato la co-portavoce di Europa Verde Eleonora Evi.

I referenti di Europa Verde Toscana, Eros Tetti e Serena Ferraiuolo, chiedono, in una nota, “Con forza alla Regione Toscana ed al ministero della Transizione ecologica di intervenire per fermare il progetto ‘Life Lestsgo Giglio’, che prevede la completa eradicazione della specie parautoctona di muflone. Cosa che richiedono gran parte degli stessi abitanti dell’isola sostenendo che ormai vi è una più che integrata convivenza e anche i danni alle colture agricole sono veramente limitati”.