COP26. Il mondo brucia ma i potenti non spengono il fuoco

COP26

La nuova bozza della COP26 conferma che a Glasgow si è tenuta la fiera dell’ipocrisia che condanna le future generazioni e il pianeta verso il disastro: nessun impegno, solo rinvii e ricerca quasi maniacale di parole per aggirare i problemi e non prendere impegni verso l’azzeramento delle emissioni di CO2 e l’uscita dalle fonti fossili. Una fiera dell’ipocrisia.

Mentre nel mondo si spendono 2.000 miliardi di dollari all’anno in armamenti, i 100 miliardi di dollari promessi negli anni passati, alle precedenti COP sul clima, non sono mai arrivati ai Paesi poveri. Nel documento sui finanziamenti sul clima, la decisione circa gli aiuti ai Paesi più bisognosi viene di nuovo rimandata. La promessa di fermare la deforestazione entro il 2030 è il simbolo dell’ipocrisia di questa COP26: il Brasile che, con Bolsonaro, ha sottoscritto questo accordo ha, difatti, approvato proprio solo poche settimane fa la legge ‘Marco Temporal’ che prevede la cacciata degli indios dalla foresta amazzonica per avviare lo sfruttamento totale del bioma amazzonico. Contemporaneamente, l’Europa preme per ratificare l’accordo EU-Mercosur che consentirà la vendita e commercializzazione di prodotti agricoli, carne, legno e minerali provenienti proprio dallo sfruttamento e devastazione delle foreste tropicali del Sud America: una vergogna.

Poi c’è il disastro del Ministro Cingolani alla COP26 che ci induce a chiederci perché ha assunto alcune decisioni senza il mandato del Parlamento. Ci riferiamo, per esempio, a quella sul nucleare su cui il popolo italiano ha ribadito il proprio No con ben due referendum: perché, in virtù di questo, l’Italia non ha firmato il documento contro l’inserimento del nucleare nella tassonomia Verde UE. Si tratta di un favore alla Francia che vuole finanziare il suo nucleare civile e militare con i soldi della transizione ecologica! L’Italia, inoltre, ha firmato il documento su BOGA, entrando però nella categoria ‘Friends’ piuttosto che come membro effettivo, attivamente impegnato verso l’abbandono degli idrocarburi. Cingolani non ha firmato a Glasgow il documento per lo stop alle auto a motore termico entro 2035, ovvero la loro immatricolazione. Mentre, in Italia, 56 mila persone all’anno muoiono di smog, il ministro intende ancora garantire, per i prossimi decenni, una mobilita con macchine che bruciano idrocarburi, attentando alla salute delle persone? Dall’ultimo rapporto dell’Alleanza europea per la salute pubblica (Epha) emerge chiaramente come l’inquinamento atmosferico costi all’Italia 20,8 miliardi di euro e all’Europa 166,4 miliardi ogni anno.

Da sempre consapevoli che solo dove c’è giustizia sociale può esserci giustizia ambientale, ci chiediamo anche il perché di tutti quei condizionali utilizzati per parlare di diritti umani e civili in relazione alla crisi climatica. Evidentemente i potenti, schiacciati dal peso delle lobby, dimenticano che solo tutti insieme possiamo superare una crisi che potrebbe portare il pianeta nel baratro: non riuscire ad assumere impegni seri, adeguati e rispettosi nei confronti di ogni cittadino per affrontare le sfide che abbiamo di fronte è la peggiore delle strade possibili e come ecologisti non possiamo accettare che sia proprio quella che il mondo ha intrapreso.

Angelo Bonelli
Eleonora Evi