I CAMBIAMENTI CLIMATICI ENTRANO IN CASE DEGLI ITALIANI. NECESSARIO INTERVENIRE – DOSSIER

Prezzo della crisi climatica

Quest’estate la siccità ha provocato il dimezzamento delle produzioni di grano tenero, mais, orzo. Questo, a sua volta, ha portato all’aumento del prezzo della farina, del pane. Questi sono gli effetti drammatici del cambiamento climatico, che entra con prepotenza nelle case e nelle tasche degli italiani.

In prospettiva, il cambiamento climatico rischia di mettere seriamente in discussione l’approvvigionamento alimentare mondiale e, quindi, dell’Italia. Con questa questione dobbiamo fare i conti: sarebbe da irresponsabili non affrontarla. L’Italia ha 600 mila ettari di terreni seminativi incolti, abbandonati; è un Paese che, in particolar modo in Sicilia, ha raggiunto indici di desertificazione pari al 65% del territorio, come ci dice CNR. Nonostante ciò, continuiamo a perdere il 41% di acqua potabile dalle reti colabrodo: si potrebbe dare da bere a una popolazione di 40 milioni di abitanti e il PNRR del Governo prevede un investimento in proposito di soli 600 milioni di euro.

Abbiamo bisogno di una politica di contrasto ai cambiamenti climatici che garantisca l’approvvigionamento alimentare alle generazioni future, perché è questa la questione in gioco. Invece, c’è una distanza incredibile tra le dichiarazioni rilasciate alla Pre-COP26 e gli atti compiuti dal Governo italiano: troppa ipocrisia, troppe contraddizioni se pensiamo che le attuali politiche climatiche italiane porteranno il nostro Paese a raggiungere i target europei fissati al 2030 con 29 anni di ritardo, perdendo, oltretutto, 424 miliardi di investimenti che potrebbero tradursi in termini di rilancio del lavoro.

Lo ha detto questa mattina il coportavoce nazionale di Europa Verde, Angelo Bonelli, mentre partecipava, davanti al Pantheon a Roma, a una manifestazione per evidenziare i costi della crisi climatica sui beni di prima necessità.

SCARICA QUI IL DOSSIER