Recovery Fund per riparare le reti idriche colabrodo.

acqua

Le risorse europee dovrebbero anche essere utilizzate per riparare i 300mila km di reti idriche che perdono il 50% dell’acqua, ben 110.000 litri acqua al secondo. Nel momento in cui nel mondo solo un terzo del 3% dell’acqua disponibile nel Pianeta è potabile e solo l’1% direttamente utilizzabile dall’uomo per dissetarsi, è assolutamente improponibile che questa venga privatizzata totalmente al punto di essere quotata in Wall Street, come fosse un qualsiasi bene prodotto dall’uomo. L’acqua deve rimanere pubblica e resa disponibile per tutti e tutte, ottemperando il diritto universale dell’acqua quale estensione del diritto alla vita affermato dalla Dichiarazione universale dei diritti umani.

Non possiamo limitarci ad osservare quello che succede oltreoceano con il rischio che venga riproposto anche in Europa e in Italia. Gli scienziati ci informano che entro il 2025 ben due terzi della popolazione mondiale affronterà il problema della carenza di acqua a causa del surriscaldamento del Pianeta e della desertificazione che sta avanzando anche in Italia, ricordiamo che il 70% del territorio siciliano è a rischio desertificazione.

Per questo chiediamo al Governo italiano di ribadire i due impegni sull’acqua bene pubblico approvati dal referendum del 2011: che l‘acqua stia fuori dal mercato e che non si possano ricavare profitti da questo bene. Ma per farlo è necessario che il governo si sbrighi a ripubblicizzare l’acqua, che anche in Italia spesso è gestita da agenzie multiservizi parzialmente quotate in borsa o che si distribuiscono i dividendi.
Come suggerisce Alex Zanotelli, per rendere completamente pubblica la gestione dell’acqua in Italia basterebbero trarre due miliardi dal Recovery Fund, che rientrerebbero perfettamente nel 37% della quota prevista dalla Commissione Europea destinata al Green Deal.

Elena Grandi e Matteo Badiali