La mistificazione storica ai danni di Taranto

Taranto
Su Taranto si rischia di consumare un’inaccettabile beffa dopo il disastro sanitario, ovvero quello di sostenere, come fa la difesa dell’Ilva e dei Riva, che tutti hanno inquinato come l’Arsenale e la raffineria Eni e quindi nessuno è colpevole a partire dagli imputati al processo Ambiente Svenduto.
Non posso credere come ha scritto Michele De Lucia su il quotidiano Domani, che il processo Ambiente svenduto possa saltare perché nel mar Piccolo ci sono più PCB e meno diossine, affermazione tutta da verificare scientificamente come se il disastro provocato dalla diossina a Taranto non sia mai esistito. Magari non fosse mai esistito. Ma non è cosi, ahimè.
C’è una cosa a cui non si può sfuggire e che qualunque perizia chimica può scientificamente determinare e che è stato verificato nell’incidente probatorio eseguito nel tribunale di Taranto nel 2012: in base alla genesi delle diossine e i furani si ottiene una diversa distribuzione dei congeneri, questa miscela prende il nome di “ impronta digitale “ o finger print, attraverso la quale è appunto possibile identificare la sorgente dell’inquinamento e nell’incidente probatorio fu identificata nell’Ilva.
C’è un altro aspetto scientificamente incontestabile. A Taranto negli anni, secondo i dati del registro Ines dell’ISPRA, poi modificato in E-PRTR, è stata immessa in atmosfera il 93% di tutta la diossina prodotta in Italia, insieme al 67% del piombo. Una situazione ambientale gravissima che portò, il 4 marzo del 2010, l’autorità sanitaria a vietare il pascolo in un raggio di 20 km dal polo siderurgico: ben un anno dopo, l’abbattimento, avvenuto nel 2009, di circa 2.000 capi d’allevamento che erano stati contaminati dalla diossina.
Questo disastro sanitario e ambientale, tra i più gravi della storia italiana ed europea ha provocato tanti lutti in particolare tra i bambini come l’indagine epidemiologica dell’Istituto Superiore di Sanità conferma.
Non possiamo dimenticare o contestare scientificamente che il latte materno di molte donne di Taranto fosse contaminato dalla diossina. Nel 2014, alcuni campioni di latte materno di donne tarantine, furono analizzati in laboratorio riscontrando significative concentrazioni di diossine, tutte con valori tra i 22 picogrammo per grammo fino a 39,92 , molto al di sopra dei 6 picogrammi per grammo, che è il limite per il latte per adulti.
Sottolineo che l’inquinamento a Taranto non ha mai cessato di produrre i suoi effetti, contrariamente a quanto afferma Alessandro Penati e suggerirei di non fare paragoni con altre città perché scientificamente non proponibile, perché non esiste nessuna città che ha un’acciaieria dentro un centro urbano. Nel 2012 anno del sequestro dell’Ilva, la diossina non era nei limiti e che i limiti del benzo(a)pirene sono stati sanati- corretti grazie al Dlgs155/2010 che fu approvato il 13 agosto del 2010 dal governo Berlusconi. In alcuni mesi del 2018 nella masseria Fornaro si è passato dal valore di diossine dell’anno 2017 rispettivamente di 0,77 teq picogrammo per metro quadrato die ad un dato del 2018 pari a 7,06: un aumento pari al 916%.
Quando nel 2009 furono abbattute i 1124 capi di bestiame il valore era di 8 picogrammi, mentre nel quartiere Tamburi/Orsini si registrava un valore pari 5,5 picogrammi. In altri paesi europei come Francia e Germania i valori limiti sono pari a 5 e 4 picogrammi. Dopo questo picco di diossina la procura di Taranto aprì un’inchiesta che fu fermata dagli effetti dello scudo penale voluto dal governo Renzi.
Quando il 12 giugno del 2015 morì l’operaio Alessandro Morricella dopo 4 giorni di agonia perché travolto da una colata di ghisa incandescente, la procura di Taranto sequestro gli impianti, ma l’allora ministro Carlo Calenda emana il decreto 92/2015 che all’art.3 disponeva di fatto il dissequestro dell’impianto che aveva provocato la morte a Morricella. La Corte Costituzionale con sentenza 58/2018 dichiarò illegittimo l’art.3 voluto da Calenda perché violava l’art.32 e 41 della Costituzione e la preminenza del diritto alla sicurezza sul lavoro. Oggi questo governo, come allora Renzi, riconcede lo scudo penale a chi gestisce l’Ilva ( Arcelor-Mittal –Invitalia) e apprendiamo questo da un comunicato stampa: nemmeno nel feudalesimo potevamo assistere alla sospensione del codice penale e della legislazione a tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini.
Il dolore di Taranto non si può cancellare e la magistratura non ha espropriato i Riva è intervenuta perché lo Stato aveva chiuso gli occhi di fronte ad un inquinamento drammatico che faceva ammalare e morire le persone, in molti questo lo stanno dimenticando.
Angelo Bonelli
Articolo originale “Sull’Ilva i colpevoli ci sono e sono troppi” “pubblicato su il “Domani” il 18-12-2020