La pandemia ha distrutto ogni precedente certezza

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La pandemia ? la linea di demarcazione tra il prima (che non ci sar? pi?) e il dopo (che dovremo costruire).

La pandemia ? l?uragano che, in pochi mesi, ha travolto certezze, sistemi economici, sociali, sanitari.

La pandemia ha svelato la nostra fragilit? di fronte a un pianeta, il solo che abbiamo, che ? stato divorato dalla nostra ingordigia onnivora e distruttiva.

La pandemia imporr? un cambio di rotta: ora tutti parlano di Green Deal e di Ecologia. Ne parlano.

Il cambio di rotta per noi Verdi ? la matrice stessa del nostro esistere: lo ? da quando il 16 novembre 1986 ? nata la Federazione dei Verdi; lo ? da quando Alexander Langer (oggi citato e preso a modello da tanti sedicenti ecologisti) parlava di conversione ecologica, di convivenza interetnica, di muri da abbattere, di giustizia ambientale e di giustizia sociale ispirandosi a quegli stessi principi che Papa Francesco ha assunto come impianto per la sua enciclica ?Laudato s??; lo ? da quando abbiamo partecipato alla nascita del Partito Verde Europeo, con cui condividiamo visione e programma politico; lo ? da quando, negli anni in cui siamo stati al governo del Paese, abbiamo fatto approvare leggi come quella sulle energie rinnovabili e sul risparmio energetico, sull?istituzione dei parchi, sulla gestione dei rifiuti, sulla tutela della fauna, sull?inquinamento elettromagnetico, sull?amianto, sulla mobilit? ciclabile, sulle mense scolastiche biologiche e tante altre.

E lo ? da quel 1987 in cui sono stati indetti e vinti i tre referendum sul nucleare che hanno visto i Verdi, i Socialisti e i Radicali uniti in una battaglia storica e vittoriosa (alle elezioni politiche di quell?anno la stessa inedita alleanza aveva portato all?elezione nel collegio di Trento, del senatore Verde Marco Boato).

I Verdi non hanno mai smesso di credere nel progetto ecologista e, tra le alterne vicende che ne hanno contraddistinto una storia spesso sofferta e difficile, oggi restano il solo partito ecologista italiano; l?unico partito che, tra tanto greenwashing, pu? vantare una coerenza che agli altri ondivaghi partiti manca.

Dopo le elezioni Europee del 2019, in cui noi Verdi ci siamo presentati con il nuovo simbolo di ?Europa Verde? (a sottolineare il nostro essere indissolubilmente legati al progetto europeo che vorremmo ben pi? solido e solidale) che ci ha portati ad avere il 2,3 % dei voti (alcuni sondaggi attuali ci danno anche al 3%), si ? avviato il processo costituente di Europa Verde: nell?intento di aggregare tutte le forze, i movimenti, le persone, le competenze, le associazioni, le imprese che credono nella necessit? di un cambiamento ecologico radicale.

Lo stiamo facendo partendo dai territori, dai Comuni, dalle citt? e dalle Regioni, ascoltando le richieste dei cittadini, condividendone le aspirazioni, costruendo progetti, sostenuti da un numero costantemente in crescita di amministratori locali che si avvicinano a noi ed entrano a far parte delle nostre federazioni locali e dei neonati circoli di Europa Verde.

Si tratta di un lavoro complesso, fatto di reti da tessere, di incontri, di studi, di messa a punto di piani, spesso differenti da quelli in atto.

L?Italia, le sue Regioni e i suoi Comuni, le sue citt?, le sue campagne, le sue coste, i suoi fiumi, le sue infrastrutture, hanno bisogno di una visione nuova, di un nuovo modello di gestione, di una cura che purtroppo negli anni ? venuta a mancare nel nome della crescita, degli interessi economici, della messa a reddito dei beni comuni.

Basti pensare allo stato del nostro sistema di trasporto su ferro, che vede vastissime aree del Paese isolate e vittime di un disservizio inaccettabile in uno Stato moderno. ? folle parlare di rilancio dell?Italia, se non sapremo dare agli italiani possibilit? di spostarsi in modo ecologicamente sostenibile. Come ? folle pensare di investire decine di miliardi in infrastrutture inutili quando vi sono regioni dove la maggior parte dei Comuni non solo non ha una stazione ferroviaria, ma talora non ha neppure gli impianti fognari.

Essere Verdi non significa solo occuparsi del disastro ambientale in cui siamo precipitati dopo decenni di incuria, di leggi dissennate, anche recentissime: penso ai condoni sull?abusivismo edilizio, alle leggi sulle concessioni demaniali, ai decreti che consentono lo sversamento dei fanghi industriali nei terreni agricoli, ai sussidi che si continuano a dare alle fonti fossili (19 miliardi l?anno), che potrebbero essere impiegati per la scuola o per politiche di welfare a sostegno del lavoro femminile.

Essere Verdi significa avere cura. Cura della nostra casa comune, ma anche delle persone fragili, degli ultimi, delle donne, dei giovani, dei diritti di tutti, a cominciare da chi arriva attraverso il mare fuggendo da guerre, da carestie, da luoghi resi inospitali da quella ingordigia di cui si ? detto. La lotta ai cambiamenti climatici deve prevedere anche la mitigazione dei suoi effetti: in alcune aree del Pianeta sono gi? cos? devastanti da indurre milioni di persone a lasciare tutto, pur di trovare un luogo in cui potere vivere e lavorare.

Essere Verdi, infine, significa cercare il confronto con chi potr? dare un contributo alla nostra visione; il che non vuol dire essere assorbiti o confusi con forze politiche che cercano di intestarsi un ecologismo di facciata: significa saper coagulare attorno al pensiero ecologista saperi e pensieri, idee e progetti.

Per questo il 21 giugno abbiamo organizzato, in concomitanza con gli Stati Generali del Governo, gli Stati Generali della Green Economy, da noi provocatoriamente chiamati ?Il controvertice?.

Una lunga maratona on line (l?e-book ? scaricabile dal sito di Europa Verde) con decine di relatori (politici, economisti, scienziati, urbanisti, medici, agronomi), che hanno dato e daranno il loro apporto al progetto di Europa Verde: si ? parlato di utilizzo del MES per la sanit? pubblica, di riforma della scuola e dell?universit?, di sviluppo del sistema dei trasporti pubblici, di messa in sicurezza del territorio, di digitalizzazione, di stop al consumo di suolo, di lavoro femminile, di accoglienza, di lotta all?inquinamento, di agricoltura biologica, di fiscalit? a sostegno delle piccole e medie imprese, di semplificazione burocratica (niente a che vedere con l?abolizione del codice degli appalti) e di molto altro.

Un elemento ? scaturito chiaro e netto dal nostro meeting: solo attraverso la transizione ecologica potremo assicurare un futuro a chi verr? dopo di noi.

Lavoriamoci tutti insieme.

Elena Grandi su Avanti!