Un modello sbagliato di economia. L’esempio dei rider

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Sono tante le voci che si sono alzate in questi giorni contro l’asimmetria con cui si applicano le nuove norme di distanziamento sociale volte a limitare la diffusione del Covid-19.

Dalle rivolte dei detenuti agli scioperi in numerose fabbriche, ora si aggiungono le proteste dei rider.

Mentre la Regione Campania ha imposto il blocco delle consegne a domicilio – non limitate dall’ultimo DPCM – dopo le 18, riconoscendole come potenziale veicolo di contagio, Deliverance Milano, Riders Union Roma, Riders Union Bologna e Riders per Napoli – Pirate Union, sigle autonome dei “gig workers” a cui vogliamo testimoniare la nostra solidariet?, hanno invitato i rider a incrociare le braccia e i consumatori a smettere di fare ordini, denunciando come le piattaforme di consegna non si preoccupino di garantire la sicurezza dei lavoratori in questo frangente cos? delicato.

I rider sono abbandonati di fronte al contagio

Ai rider infatti, che pure tra code dentro e fuori i negozi e contatti con decine di clienti sono altamente esposti al rischio di contagio, non sono forniti, come invece ? previsto dalla legge, i dispositivi di protezione individuale necessari.

Anche la continuit? del reddito in caso di contagio non ? per nulla garantita, nonostante alcune piattaforme si siano affrettate a istituire “fondi di sostegno” ancora tutti da definire e utilizzabili al massimo per le due settimane di quarantena e nonostante la legge teoricamente garantisca a chi svolge la professione di rider in maniera continuativa le stesse tutele dei lavori subordinati.

In questo contesto, ancora una volta a trovarsi in una situazione di particolare fragilit? sono i lavoratori migranti che, a causa della barriera linguistica e dell’inaccessibilit? di altre forme contrattuali, formano una quota consistente delle flotte di rider. A causa della limitata conoscenza dell’italiano, i rider migranti rischiano di avere un accesso limitato alle campagne informative sui rischi e le conseguenti precauzioni necessarie a evitare l’infezione.

I “gig workers” si trovano cos? a dover compiere una scelta atroce e rischiosa tra uscire a lavorare sperando di evitare di ammalarsi e di diventare formidabili vettori del contagio e salvaguardare la salute propria e quella altrui perdendo la propria fonte di reddito per restare a casa.

I grandi player della gig economy

I grandi player della gig economy si rivelano cos? nella loro doppia spregiudicatezza: nei confronti dei lavoratori, con cui si relazionano n? pi? n? meno che come caporali, in barba alle leggi, ma anche nei confronti della societ? nel suo complesso, mettendo a repentaglio la salute di fattorini, commessi, camerieri, cuochi e consumatori per la propria quota di profitto, particolarmente allettante in un momento in cui i cittadini, tutti impegnati nella lotta al virus, limitano la propria mobilit?.

Qui a Milano, in particolare, i rider sono ormai parte del paesaggio urbano, non meno dei tram e dei passanti. E rappresentano, con il loro sfrecciare e le loro divise colorate, uno dei simboli pi? appariscenti di quel modello di citt? “smart”, scattante, che #nonsiferma su cui si ? puntato negli ultimi anni.

Di cosa abbiamo bisogno ancora per denunciare i pericoli di questo modello?

Tommaso Gorini