Bonelli: “Avanti sull’auto elettrica. E risorse per evitare rischi”

Bonelli

«Di fatto Cingolani sta facendo al guerra alla transizione ecologica nel nostro Paese. Il suo è diventato il ministero della propaganda delle fonti fossili». All’indomani dello stop europeo alle auto non elettriche dal 2035, Angelo Bonelli, esponente ambientalista di lungo corso e oggi portavoce di Europa Verde, scende in campo contro il fisico chiamato a guidare l’ex dicastero dell’Ambiente. Nel mirino le dichiarazioni critiche del ministro sulla decisione dell’Europarlamento: «Se insisterà su questa linea l’Italia rischia di finire marginalizzata nella sfida per l’innovazione in campo automobilistico», accusa Bonelli che giudica invece «estremamente importante» il voto di Strasburgo,che «guarda al futuro».

Bonelli, però lei non pare troppo soddisfatto.
Quello che ci lascia esterrefatti è la posizione del ministro Cingolani che sostiene chi cerca di fermare questo processo e usa anche dichiarazioni provocatorie. Come quando afferma che chi parla di rinnovabili e auto elettriche fa solo propaganda o quando dipinge la transizione ecologica come un bagno di sangue.

In effetti, non c’è qualche rischio?
Sì, noi lo diciamo da 15 anni,i problemi non vanno sottaciuti. Ma il ministro ha gli strumenti non solo legislativi ma anche economici per intervenire. C’è un fondo europeo speciale per il clima da 72 miliardi per accompagnare la transizione delle filiere industriali verso i nuovi obiettivi. E poi si dimentica i costi economici e sociali del cambiamento climatico e dell’inquinamento, che sono drammatici già adesso.L’Agenzia europea per l’Ambiente stima che in Italia ci siano 56mila morti l’anno causati dallo smog e darmi economici per 47 miliardi di euro.

Non può essere utile, mantenendo gli obiettivi, ridurre un po’ la velocità di cambiamento?

No, deve esserci la consapevolezza che facciamo queste scelte perché c’è un problema che si chiama cambiamento climatico. Cingolani chiede più tempo. Ma tempo non ce n’è, lo dicono gli scienziati.Il nostro Sud ha zone desertificate, avremo scarsità d’acqua e l’inquinamento è un problema drammatico. Certo noi dobbiamo accompagnare questa transizione. Se fossi al suo posto non metterei paura alla gente ma direi: queste sono le risorse che mettiamo in campo,nessuno deve rimanere indietro.Il ministro dice che è propaganda installare 60 GW di energia verde in tre anni in Italia come gli ha proposto Elettricità Futura di Confindustria. Intanto però la Germania ha deciso che entro il 2035 il fabbisogno energetico tedesco sarà soddisfatto al 100% dalle rinnovabili. Le grandi industrie dell’auto hanno avviato la transizione verso l’elettrico da anni. Questa posizione rischia di farci pagare pesanti conseguenze economiche e occupazionali perché è evidente che il mercato va verso l’elettrico, Cina compresa.In Norvegia il 50% delle auto nuove è già elettrico.

La maggioranza è divisa pure su questo.
Si delinea uno spartiacque per le prossime elezioni. Da una parte l’innovazione dall’altra la conservazione, sostenuta dalle destre e in modo stupefacente anche da Calenda. Il centrosinistra deve essere un’alleanza per la giustizia climatica e sociale, e per l’innovazione.

Nicola Pini per Avvenire