‘Dal 24 febbraio, ossia da quando è iniziata la guerra in Ucraina, Putin ha incrementato i guadagni dalla vendita del gas di 350 milioni di dollari, passando dai 700 milioni di dollari pre-guerra a 1 miliardo e 50 milioni. Questo grazie all’impennata del prezzo del gas che ormai è totalmente fuori controllo”. Così, in una nota, i co-portavoce di Europa Verde, Angelo Bonelli ed Eleonora Evi, che spiegano: ”Proprio ieri il prezzo dell’energia a breve termine è aumentato fino a 587,67 euro/MWh. Il costo del gas naturale nel mercato all’ingrosso è salito alla cifra record di 345 euro/MWh, esattamente un anno fa lo stesso gas veniva venduto a soli 15 euro.
Il costo del carbone, misurato dal benchmark API4 in Sud Africa, è di quasi 450 dollari/tonnellata mentre solo un anno fa veniva venduto per meno di 100 dollari/tonnellata. Vuol dire che, con le prossime bollette, le famiglie subiranno danni gravissimi e il sistema industriale rischia di fermarsi”. ”Con le importazioni di 275 milioni/mc di gas e 3,5 milioni di barili di petrolio al giorno, – proseguono i due ecologisti, – l’Europa, la Gran Bretagna e gli USA, al momento, stanno pagando alla Russia di Vladimir Putin più di quanto non facessero prima dell’invasione, ovvero al 24 febbraio: 350 milioni di dollari in più che arrivano in valuta pregiata e permettono a Putin di finanziare la sua guerra. È stato ipocrita, da parte degli Stati che si sono sperticati ad annunciare sanzioni, non aver chiuso i rubinetti del gas russo, continuando a garantire ad esempio ingressi continui alla Gazprombank e consentendo, dunque, a Putin di continuare nella sua strategia del terrore. La strada da perseguire può essere solo una: si ponga subito fine alla speculazione del gas, – concludono Bonelli ed Evi, – si riducano i consumi promuovendo l’efficienza energetica e si sblocchino gli impianti industriali eolici e fotovoltaici attualmente per 110 GW attualmente bloccati”


