“La drammatica situazione dell’Ucraina, a seguito dell’ingiustificato attacco della Russia, pone davanti ai nostri occhi l’urgenza di riflettere sul nostro modello energetico, fortemente dipendente dalle importazioni di gas russo”, ha dichiarato Eleonora Evi, co-portavoce nazionale di Europa Verde, presentando in Commissione ambiente il suo parere sulla revisione della Direttiva sull’Efficienza Energetica, a firma dell’eurodeputata.
“La Russia, – aggiunge, – incassa ogni giorno 700 milioni di $ dalla vendita del suo gas e con questi soldi Putin finanzia la guerra contro l’Ucraina. Per questo possiamo e dobbiamo agire, sia nell’immediato, con un vero e proprio sciopero del gas, in solidarietà con il popolo ucraino, riducendo di qualche grado il riscaldamento delle nostre case, laddove possibile; sia nel breve, medio e lungo termine, rivoluzionando il nostro modello energetico per costruirne uno che possa portare pace, democrazia, rispetto dei diritti umani, indipendenza energetica, lavoro, e fermare la crisi climatica liberandoci dalle fonti fossili”.
“La base di partenza, – puntualizza l’eurodeputata, – non può che essere costituita dalle rinnovabili e dall’efficienza energetica. Come sottolinea anche l’Agenzia Internazionale dell’Energia, il miglioramento dell’efficienza energetica deve essere la nostra priorità in questo decennio, basti pensare che ogni 1% di risparmio energetico corrisponde a una riduzione del 2,6% delle importazioni di gas. È pertanto fondamentale fissare obiettivi minimi di efficienza energetica ambiziosi, da qui la mia proposta di un target europeo del 45% entro il 2030 e di un aumento dell’obbligo annuale di risparmio energetico dall’1,5% al 2% nella nuova Direttiva sull’Efficienza Energetica”.
“Rendersi indipendenti dalle fonti fossili significa preservare l’indipendenza decisionale di noi europei e i nostri principi democratici. E questo scenario non potrà mai concretizzarsi senza un’ambiziosa politica di efficienza energetica, che da anello debole si faccia pietra angolare dell’azione climatica dell’Unione e degli Stati membri”, conclude Evi.


