“Ci aspettiamo che i grandi produttori di energia condividano con la popolazione questi grandi aumenti dei prezzi. Come? Ci stiamo riflettendo”. Sono le parole usate venerdì dal Presidente del Consiglio Mario Draghi presentando il decreto contro il caro bollette.
Il governo però a tassare le energie rinnovabili non ci ha pensato un secondo e ha inserito tre settimane fa nel decreto Sostegni ter una norma che preleva circa 1,5 miliardi di euro dal settore delle rinnovabili.
L’iniquità sociale delle misure adottate sta anche nella mancata volontà di tassare gli enormi extra-profitti che l’aumento del prezzo del gas ha generato a favore delle aziende che importano e distribuiscono gas nel nostro paese, in primis Eni. Il gruppo ha chiuso l’ultimo quadrimestre con un utile di 2 miliardi di euro (+3.870% sul 2020) segnando profitti per 4,7 miliardi per il 2021, mentre nel 2020 aveva registrato un rosso di 758 milioni.
Il punto è che mentre le piccole e medie imprese, gli artigiani e le famiglie sono in ginocchio per l’aumento del gas, le aziende energetiche italiane hanno incassato extra-profitti miliardari grazie alla speculazione che si è generata sul prezzo. Nel 2021 l’aumento del prezzo del gas ha fatto realizzare 4 miliardi di extra profitti e per il 2022 la previsione arriva a 14 miliardi. Il prezzo del gas che importiamo dalla Russia è fissato da contratti pluriennali siglati anni fa almeno per oltre i due terzi e non con contratti spot. Un metro cubo è pagato a meno di 30 centesimi di euro e rivenduto con margini di extra profitto intorno ai 20-30 centesimi in più: il 2022 genererà sui circa 70 miliardi di metri cubi di gas importati un extra-profitto incredibile.
“Serve il gas nazionale” è stato lo slogan del ministro Roberto Cingolani, di Matteo Salvini e altri. Ma le aziende energetiche italiane vendono il gas italiano all’estero e secondo i dati del Ministero dello Sviluppo Economico l’Italia nel 2021, in piena crisi energetica, ha esportato gas all’estero per 1,5 miliardi di metri cubi con un aumento del 380%.
Cingolani nel decreto ha inserito una norma per aumentare l’estrazione di gas dall’Adriatico e arrivare dai 3,2 miliardi mc attuali ai 5 con aumento di 1,8 miliardi di mc di gas mentre ne esportiamo 1,5. La norma sancisce che al fine di ridurre le emissioni climalteranti si autorizzano i titolari di concessione ad aumentare l’estrazione di gas che verrà poi venduto con contratti fino al 2031. Senza vergogna perché il metano è il gas più climalterante.
La politica energetica di questo paese non è fatta dal Parlamento, ma dall’Eni che nel decreto approvato venerdì scorso è riuscita a ottenere tutto: dallo stop alle tasse sugli extra-profitti, ai contratti a dieci anni sul gas nazionale, anuove estrazioni e l’incentivazione per i biocarburanti che Eni gestisce nel Centro Africa. Cingolani che era andato alla Cop 26 di Glasgow a sottoscrivere accordi contro la deforestazione con le sue norme stimolerà l’uso di olio di palma, come deciso nel decreto Milleproroghe, che insieme ad altri bio-carburanti è tra i responsabili della drammatica distruzione delle foreste tropicali in Indonesia e Amazzonia. Nel decreto del
governo, sulle energie rinnovabili non ci sono semplificazioni significative sui sistemi su scala industriale e i 110 GW di impianti da eolico e fotovoltaico continuano a essere bloccati (il consumo di picco giornaliero in Italia si aggira sui 55 GW).
La crisi Ucraina dovrebbe portarci a costruire un modello energetico che non dipenda dalle fonti fossili riducendo il costo dell’energia, lo smog e i consumi. Il governo Draghi sta andando nella direzione opposta e così non rispetteremo gli obiettivi sul clima del 2030, cioè avere il 72% di energie rinnovabili che ci consentirebbero di ridurre la bolletta elettrica di 40 miliardi.
Angelo Bonelli su Il Fatto Quotidiano


