In ricordo di Carlo Consiglio

Vogliamo dedicare un pensiero a Carlo Consiglio, che ci ha lasciati all’età di 97 anni. È stato un esponente di spicco della battaglia contro la caccia, dedicando parte della sua vita alla difesa degli animali e alla tutela della fauna selvatica.

Fino al 1997 è stato professore ordinario di Zoologia all’Università “La Sapienza” di Roma.
È stato protagonista di importanti ricerche di ecologia, etologia e sistematica.

Rappresentante visionario e appassionato della cultura antispecista era il Presidente Onorario della Lega per l’abolizione della Caccia, organizzazione che lo aveva visto tra i fondatori.

Nonostante i suoi modi informali, diretti e spicci, è stato per tante e tanti studenti, attivisti, ecologisti animalisti una figura importante e benvoluta. Ascoltarlo era appassionante e oggettivamente arricchente, non è stato mai spocchioso né ambizioso, ma instancabilmente coerente e intransigente.
Ha scritto o dato il suo autorevole contributo ad oltre 150 pubblicazioni. Carlo Consiglio ha insegnato tanto a tanti.

Uno dei suoi libri più noti è Divieto di caccia, Sonda, 2012, in cui ha affrontato il tema della caccia analizzandolo da tutte le prospettive, non da ultima la psicologia del cacciatore, con metodo rigorosamente scientifico. «Che nella caccia vi sia qualche cosa di patologico viene spontaneo da pensare constatando che vengono profusi tanto denaro e tanta energia in un’attività che ha ormai perso la sua funzione di sussistenza. – scrive Carlo Consiglio nel nono capitolo: “La caccia è una forma di morbosità?” –  Emilio Servadio, uno dei maggiori psicanalisti italiani, morto nel 1995, scriveva, a proposito della caccia alla volpe, come del tiro al piccione e della corrida, che le energie impegnate in tali manifestazioni sono quelle della crudeltà distruttiva e che la “socializzazione” delle attività in questione è una difesa psicologica, mediante la quale l’uomo cerca di smentire sé stesso. Servadio ricorda un caso, citato dallo psicanalista americano Karl Menninger, di un appassionato cacciatore di anatre che perse ogni interessa per la caccia quando si rese conto che la sua aggressività inconsapevole era in realtà diretta contro una persona della propria famiglia, dalla quale, bambino, si era sentito soffocato e oppresso».

Con Carlo va via un pezzo di storia dell’ambientalismo italiano e indubbiamente un riferimento ideale per la politica ecologista.