Bonelli: “Meloni mette tre fiducie perché non si fida dei suoi dopo aver messo in ginocchio italiani. Il piano B è l’accordo con Vannacci”

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«Tre voti di fiducia perché nella maggioranza non si fidano l’uno dell’altro. Ci troviamo di fronte a una sorta di guerra dei Roses, una notte dei lunghi coltelli. Mentre 5,8 milioni di italiani non riescono ad accedere alle cure, i salari sono tra i più bassi d’Europa e le bollette continuano a salire, il governo mobilita i ministri per blindare la legge elettorale. Oggi in Parlamento abbiamo assistito alla sfilata dei ministri del Turismo, della Salute Schillaci, della Giustizia Nordio, della Cultura e dell’Ambiente Pichetto Fratin. Tutti a presidiare una legge fatta per conservare il potere, invece di occuparsi dei problemi del Paese».

Lo dichiara Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra e co-portavoce di Europa Verde, durante la dichiarazione di voto alla Camera.

«Meloni e i suoi ministri sono diventati bugiardi seriali. Hanno annunciato sconti sulle bollette, ma Eni ha prima aumentato il prezzo dell’elettricità da 0,17 a oltre 0,20 euro al kilowattora, applicando poi il 30% di sconto sul listino rialzato. Sui 131 licenziamenti Ericsson, Meloni ha annunciato un ritiro smentito dai sindacati. Usano la sofferenza delle famiglie per fare propaganda.

Giorgia Meloni ha promesso di garantire lo stipendio per altri 11 mesi ai suoi parlamentari ma la beffa è dietro l’angolo: una volta approvata la legge elettorale andrà ad elezioni anticipate e il 50% dei deputati di Fdi e non solo non verrà rieletto. E ha un piano B che nasconde agli italiani: in caso di pareggio o di intervento della Corte costituzionale sulla legge, farà un accordo con Vannacci.

La legge elettorale dovrebbe essere la casa comune della democrazia, non uno strumento per conservare il potere. Il centrosinistra deve accelerare su un programma progressista ed ecologista che rimetta al centro gli interessi pubblici. Meloni diceva prima gli italiani, ma ha scelto gli interessi della sua maggioranza. Noi diciamo prima la Costituzione e prima gli italiani», conclude Bonelli.