“Sei donne uccise in soli cinque giorni non rappresentano una tragica fatalità, ma il fallimento sistemico di uno Stato che continua a ignorare la radice strutturale del femminicidio. I drammi di Ornella Forastefano e Tania Terrin dimostrano come la repressione ex post e gli strumenti giuridici attuali siano inefficaci se non vengono affiancati da una reale rete di protezione.” Così Fiorella Zabatta, co-portavoce di Europa Verde ed esponente di AVS, che spiega:
“Mentre persino la Chiesa, attraverso le parole del vicepresidente della Cei monsignor Savino, compie un esame di coscienza storico, ammettendo le responsabilità culturali nell’aver avallato per secoli una distorta concezione di sopportazione e possesso maschile, la destra al governo rema in direzione opposta. Troviamo aberrante che un esponente della maggioranza come Vannacci proponga di cancellare il reato di femminicidio. È l’emblema di una politica intrisa di machismo che sminuisce questa mattanza quotidiana.”
“Non possiamo limitarci a contare le vittime. – prosegue Zabatta – Pretendiamo che i ministri Nordio e Piantedosi vengano urgentemente a riferire in Parlamento sulle palesi falle nel sistema di tutela per le donne che denunciano. Serve uno scarto strutturale: il governo smetta di fare facile propaganda e investa risorse concrete ed economiche nei Centri Antiviolenza, introducendo immediatamente l’educazione all’affettività obbligatoria in ogni ciclo scolastico.”
“La violenza maschile sulle donne è un’emergenza democratica. La libertà femminile vale infinitamente di più della conservazione di rapporti violenti, e chi utilizza questi drammi per becere strumentalizzazioni razziste dimentica che il patriarcato è trasversale. Le donne che trovano il coraggio di denunciare non possono essere lasciate sole: se il sistema fallisce nel proteggerle, lo Stato ne è complice.” Conclude


