La fame non esiste, i morti sono un’invenzione, gli ospedali distrutti solo covi di terroristi, i giornalisti uccisi incidenti o terroristi camuffati. I camion carichi di aiuti alimentari destinati a Gaza fermati dai coloni o dall’estrema destra israeliana e il cibo distrutto: anche questo, secondo la propaganda, sarebbe un’invenzione, nonostante i video lo documentino.
È la squallida e vergognosa narrazione social messa in campo da Israele per dimostrare che non esiste alcuna fame o carestia a Gaza. Influencer israeliani e americani vengono mandati nella Striscia con gli smartphone in mano per “documentare” una città ricca di cibo, acqua e benessere, mentre ai giornalisti viene vietato l’accesso o, peggio, vengono uccisi.
Siamo al vero e proprio negazionismo di fronte all’evidenza, a pochi giorni dalla dichiarazione delle Nazioni Unite che ha riconosciuto lo stato di carestia a Gaza.
La strategia? Uccidere i giornalisti, anzi sterminarli. Ne sono stati assassinati più che in qualsiasi altra guerra mai registrata per la categoria: più dei due conflitti mondiali, più della guerra di Corea, del Vietnam o dell’Afghanistan. Eliminare fisicamente ogni voce libera e ogni testimone, sostituendoli con influencer pagati per inventare la realtà e fare propaganda a favore di Israele.
“Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità”: la frase di Joseph Goebbels, ministro della propaganda del Terzo Reich, trova oggi drammatica applicazione.
Il genocidio si fabbrica e si giustifica anche così: con la menzogna. E di fronte a questo orrore, il governo italiano continua a dire no alle sanzioni contro chi uccide bambini e usa la fame come arma di annientamento di un popolo insieme alle bombe.
Così in una nota Angelo Bonelli parlamentare di Avs e co portavoce di Europa Verde


