Genova. Bonelli: diga da 1,3 miliardi di euro non è collaudabile, invierò esposto alla Corte dei Conti

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“Quello che avevo denunciato nelle interrogazioni parlamentari e negli esposti sulla diga di Genova è diventato una triste realtà. L’opera da 1,3 miliardi di euro voluta dall’ex presidente della Regione Toti – che in una conversazione telefonica si vantava con Spinelli di sapere chi avrebbe vinto la gara, parlando esplicitamente di Salini della Webuild – e dal commissario governativo Bucci, prima sindaco di Genova e oggi presidente della Regione Liguria, non è collaudabile secondo la Commissione di collaudo presieduta dal professor Giuseppe Sappa, docente di Ingegneria dell’Università La Sapienza”.

Così in una nota Angelo Bonelli, deputato di AVS e co-portavoce di Europa Verde, che prosegue:

“È inammissibile che i pareri di organismi dello Stato come il CNR e l’ANAC non siano stati recepiti dal governo. Il CNR aveva avvertito che la posa dei cassoni sui fondali fangosi non era accompagnata da dati e studi approfonditi, sottolineando che azioni antropiche – come la prevista posa di 7 milioni di tonnellate di roccia e quasi cento cassoni in cemento armato – possono determinare “l’accumulo di sedimenti e l’innesco di frane in corrispondenza delle testate dei canyon”, come avvenne, ricorda il CNR, a Gioia Tauro nel 1977 e a Nizza nel 1979.
L’ANAC aveva ammonito il governo sulle irregolarità in relazione al progetto della nuova diga foranea di Genova, in particolare riguardo all’appalto assegnato e alle anomalie nelle procedure seguite, nonché in merito all’elevato costo e alla presunta mancanza di concorrenza. Gravissimo è il fatto che il MASE abbia scelto di non considerare i rilievi critici del CNR, rilievi oggi confermati dalla Commissione di collaudo. Tanto che il viceministro delle Infrastrutture Rixi ha annunciato che i cassoni già collocati dovranno essere sostituiti, con un extra-costo di centinaia di milioni di euro.

Quello che sta accadendo nel nostro Paese è uno scandalo. Si realizzano imponenti opere pubbliche esautorando gli organismi tecnici e scientifici dello Stato, lasciando decidere le infrastrutture – che valgono decine di miliardi – ai costruttori di queste stesse opere. È accaduto per la diga foranea e sta accadendo per il Ponte sullo Stretto di Messina. Organismi come ISPRA, Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, Autorità dei Trasporti, CNR, ANAC sono stati non solo ignorati, ma messi a tacere. La Commissione VIA del MASE è stata costruita sulla base dell’appartenenza politica, e non secondo criteri scientifici.
La Direzione valutazione ambientale e la Commissione VIA si sono assunte una responsabilità gravissima nel non aver considerato i rilievi del CNR.

Per queste ragioni invierò un esposto alla Procura Generale della Corte dei Conti e presenterò la richiesta di riesame della VIA sulla base dell’esito della Commissione di collaudo, che ha stabilito che l’opera non è collaudabile”, conclud