DL ex ILVA: 12 anni di decreti salva-ilva ignorano diritti popolazione. Politica ammetta suo fallimento a Taranto

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“In questi 12 anni, abbiamo assistito a un fallimento totale della politica italiana nell’affrontare il dramma ambientale, sanitario e occupazionale di Taranto, causato dalla gestione dell’ILVA. Sedici decreti Salva-ILVA sono stati promulgati, a partire dal primo sotto il governo Berlusconi nel 2010, che, anziché chiedere di diminuire le emissioni di benzopirene, ha innalzato i limiti, facendo rientrare lo stabilimento siderurgico nelle more della legge. Per 12 anni, sono stati calpestati i diritti costituzionali della popolazione tarantina, senza portare a una soluzione concreta né sul fronte occupazionale, né su quello ambientale e sanitario. La storia ci insegna, come sottolineato da Moses Finley in ‘Uso e abuso della storia’, che dimenticare le proprie responsabilità legislative porta a conseguenze irreparabili. Cosa deve accadere per farvi dichiarare che avete fallito?”.

Così, in un duro intervento in Aula, il co-portavoce nazionale di Europa Verde e deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, Angelo Bonelli, che ha proseguito: “Il governo Meloni, seguendo la linea dei suoi predecessori, ha mostrato una volta di più la sua indifferenza nei confronti della cittadinanza di Taranto, che tante lacrime ha versato e sta versando, concentrando il proprio interesse unicamente sulla produzione, a scapito della salute e della sicurezza dei cittadini. Parliamo del 16° decreto Salva Ilva, che promette e promette ma in assenza di una visione industriale. Il Governo dovrebbe essere venuto qua a dire qual è il piano industriale per rilanciare la città. Dov’è? Non c’è. Anzi, il Governo ci viene a dire che gli esiti della valutazione del danno sanitario non gli interessano, la salute della popolazione tarantina non gli interessa. Per noi, un piano industriale deve essere assolutamente subordinato a questa valutazione”.

“Questo approccio fallimentare, – ha proseguito Bonelli, – ha continuato a favorire gli interessi di Arcelor Mittal, compagnia già nota per le sue strategie industriali aggressive. Serve evidentemente ricordare cosa è accaduto in Francia, a Florange, quando Hollande fu costretto a emanare l’omonima legge  per evitare una delocalizzazione. Nonostante gli esempi virtuosi di conversione industriale e rinnovamento tecnologico adottati in altre parti del mondo, come a Pittsburgh, Bilbao e nel bacino carbonifero della Ruhr, la politica italiana è rimasta ferma, incapace di proporre un piano industriale credibile per Taranto. Oggi deve riconoscere apertamente il proprio fallimento, che per oltre un decennio ha trascurato le esigenze della popolazione tarantina, promettendo lavoro ma generando solamente disastri ambientali e minacce alla salute pubblica. La classe politica deve assumersi la responsabilità di questo fallimento e avere il coraggio di ammettere gli errori commessi, orientandosi verso una vera strategia di conversione industriale che metta al centro la salute e il benessere dei cittadini,” ha concluso Bonelli.