Ilva: richiesta inaccettabile. A Taranto avviare riconversione o ci rivolgeremo all’UE

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Ilva: richiesta inaccettabile. A Taranto avviare riconversione o ci rivolgeremo all’UE

“Taranto, ovvero l’Ilva, è un caso di scuola di come socializzare le perdite a carico della collettività e privatizzare i profitti. In questi anni, Arcelor Mittal e Acciaierie d’Italia avevano promesso piani industriali per il rilancio dell’occupazione: oltre due miliardi di euro di soldi pubblici sono stati messi nella pancia dell’Ilva di Taranto. Il risultato è quello che oggi noi vediamo: il blocco di 145 imprese ordinato da Acciaierie d’Italia. Dietro tutto ciò c’è un grande e inaccettabile ricatto, quello di avere più soldi dallo Stato, un miliardo di euro di soldi pubblici per un’azienda che continua a inquinare, che non ha fatto le bonifiche e che sta portando al disastro sociale e occupazionale la città di Taranto”.

Così, in una nota, il co-portavoce nazionale di Europa Verde e parlamentare di Alleanza Verdi e Sinistra, Angelo Bonelli, che prosegue: “La responsabilità, per noi, è abbastanza chiara: va ascritta a chi non ha voluto, in questi anni, un vero e proprio progetto di riconversione industriale che tenesse fermo, da un lato, il tema del rilancio occupazionale, dall’altro, l’eliminazione di fonti inquinanti che stanno continuando ad avvelenare la città”.

“Tutti conoscevano Arcelor Mittal. Sapevano, – ricorda l’ecologista, – che è una multinazionale che acquisiva aziende per accaparrarsi quote di acciaio, come è accaduto in Francia. Lo sapeva l’ex Presidente della Repubblica francese François Hollande che dopo il rilevamento di Arcelor da parte della multinazionale indiana Mittal diede vita al colosso Arcelor Mittal ma condusse alla chiusura lo stabilimento di Florange.

E lo sapeva certamente anche il nostro ex ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda. Tutti sapevano ma nessuno ha voluto intraprendere una strada diversa la strada della conversione come il modello Bilbao o come avvenuto nel bacino carbonifero. Oggi siamo di fronte a un ricatto sociale ed economico inaccettabile che va respinto con forza: una richiesta di ulteriori soldi da parte di chi, invece, i soldi li doveva mettere per risanare. E non l’ha fatto. Noi siamo pronti ancora una volta a rivolgerci all’Unione europea perché quello che sta accadendo a Taranto è una vergogna non solo italiana ma europea,” conclude Bonelli.