Interrogazione UE perché si punti a un modello alimentare più sostenibile

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“Il dramma della guerra in Ucraina continua ad essere vergognosamente strumentalizzato, attraverso una narrazione che parla di interruzione delle importazioni come di una crisi della sicurezza alimentare, sebbene riguardi solo un settore specifico, quello degli allevamenti intensivi,” dichiara l’eurodeputata Eleonora Evi, co-portavoce nazionale di Europa Verde, che aggiunge:

“L’informazione dominante omette un dato fondamentale, di cui i cittadini devono essere a conoscenza: nell’UE solo il 20% dei cereali è usato per il consumo umano, mentre il 60% è destinato ai mangimi per gli animali d’allevamento. Inoltre, il settore degli allevamenti intensivi è fortemente orientato all’esportazione verso i mercati internazionali, non al consumo interno. Si tratta di un sistema malato, per mantenere in vita il quale importiamo continuamente mangimi, quasi tutti OGM, da paesi terzi, contribuendo in maniera determinante al fenomeno dell’inquinamento e foraggiando un sistema alimentare del tutto insostenibile”.

“Lo strapotere delle lobby dell’agrochimica, – prosegue l’eurodeputata, – appare evidente dalla miopia di molti Stati membri che hanno deciso di dare priorità alla coltivazione dei mangimi animali a scapito della biodiversità, degradando ulteriormente ecosistemi già fortemente danneggiati, senza contare che l’aumentato uso di pesticidi chimici nuoce, oltre che all’ambiente, alla nostra salute.

La soluzione più efficace alla crisi alimentare risiede invece nel rimodellare il nostro sistema alimentare riducendo drasticamente il consumo di carne e prodotti di origine animale, così da destinare i terreni oggi usati per produrre mangimi alle colture alimentari umane. Per questo motivo, insieme ad altri colleghi eurodeputati, ho presentato un’interrogazione alla Commissione europea, affinché prenda atto della necessità di puntare sulle proteine vegetali, promuovendo un’alimentazione più sana, amica del clima e dell’ambiente e accelerando l’attuazione delle politiche previste dalla strategia Farm to Fork. Sarebbe gravissimo intraprendere una direzione diversa in un momento storico così difficile, con un conflitto che sta già causando fame, speculazione e un esponenziale aumento dei prezzi,” conclude Evi.