“Ci asterremo nel voto sulla risoluzione di maggioranza, pur condividendone la quasi totalità degli impegni. Come Europa Verde, infatti, condanniamo fermamente la criminale aggressione militare della Russia nei confronti dell’Ucraina ma esprimiamo contrarietà all’invio di armi finché risulta attivo il processo negoziale tra le parti in causa. Favorevoli a un’Europa che abbia un’unica politica estera comune e di difesa, così da rafforzare il ruolo europeo nella risoluzione pacifica dei conflitti, riteniamo che, nella crisi ucraina, l’impiego militare debba essere vincolato a una chiara espressione dell’ONU”.
Così, in una nota, i deputati della componente Europa Verde-Verdi Europei alla Camera, Cristian Romaniello e Devis Dori, che proseguono: “Riteniamo che tutti gli sforzi debbano essere anzitutto orientati a ottenere un ‘cessate il fuoco’ immediato da parte della Russia, in modo da creare le condizioni per il raggiungimento della pace. La Russia ha violato gli accordi internazionali e per questo motivo vanno colpiti i suoi interessi economici mediante efficaci sanzioni, che sosteniamo convintamente. Siamo invece contrari e preoccupati dall’ipotesi di un aumento di spesa per gli armamenti e, anzi, riteniamo che si debbano spostare significative risorse verso la cooperazione internazionale e la lotta alla povertà”.
“Questo conflitto, – spiegano i due ecologisti, – ha fatto emergere con forza la miopia dell’Italia rispetto alle politiche energetiche degli ultimi decenni, che hanno creato dipendenza dal gas russo. Dobbiamo puntare sulle energie rinnovabili per costruire la pace, impedendo così i ricatti basati sugli approvvigionamenti energetici. L’impegno dell’Italia sia quello di garantire subito ingenti aiuti economici e umanitari a favore del popolo ucraino, avviando corridoi umanitari, progetti di accoglienza, assistenza sanitaria. Sosterremo le scelte del Governo se orientate alla risoluzione diplomatica del conflitto ucraino e allo stanziamento di aiuti economici e umanitari; troverà invece la nostra ferma opposizione l’ipotesi di aumento delle spese per armamenti, perché armi chiamano altre armi”, concludono Romaniello e Dori.


