BENE DRAGHI SU TRANSIZIONE ECOLOGICA, MA GOVERNO CAMBI LINEA

Draghi

Sono assolutamente condivisibili le dichiarazioni del premier Draghi sul fatto che l’Italia ha necessità di un piano climatico ambizioso che dimostri che la transizione ecologica non porta a un ridimensionamento dei posti di lavoro ma anzi la amplia. Sottoscriviamo queste dichiarazioni ma a questo punto chiediamo che, alle parole, seguano i fatti.

In primis, va modificato il Piano energia e clima del nostro governo che, a oggi, come il ministro della transizione ecologica Cingolani sa bene, non rispetta i limiti posti dall’UE sulla riduzione della CO2. Il nostro piano prevede, al 2030, una riduzione del 37% contro una richiesta dell’UE del 55%. Medesimo discorso vale sugli obiettivi delle energie rinnovabili, che sono ampiamente lontani da quelli che l’UE ci chiede per raggiungere la neutralità climatica nel 2050. Se non si interviene per via legislativa, semplificando le procedure, allo stato attuale l’Italia installa meno di 1 gigawatt all’anno e quindi sarà impossibile raggiungere l’obiettivo dei 70 gigawatt di energia rinnovabile installata entro il 2030.

Chiediamo anche al governo l’assunzione di una posizione netta e chiara sulla proposta di tassonomia che vedrebbe, in alcuni Paesi membri, l’utilizzo del gas e del nucleare come energia rinnovabile. Riteniamo importante, come del resto abbiamo già precedentemente sottolineato, che il fondo complementare del governo sul PNRR possa essere rimodulato verso una più chiara impronta che vada incontro alla transizione ecologica e potenziando gli investimenti sul trasporto pubblico che a oggi sono assolutamente inadeguati. Se le politiche sul clima del governo continueranno come avvenuto sino a oggi, gli obiettivi sul clima verranno raggiunti con 29 anni di ritardo come descritto nello studio della Fondazione Enel e The European House – Ambrosetti, con una perdita di 424 miliardi di euro di investimenti.

Angelo Bonelli e Eleonora Evi