Riforma della Giustizia. Carenza organico e reati ambientali sono nodi da sciogliere

riforma della giustizia

Tra poche ore, la Camera dei Deputati sarà chiamata a esprimersi sulla riforma della Giustizia tramite voto di fiducia.

Da ecologisti, ci rammarica constatare come l’accordo raggiunto nel weekend non affronti il problema dei reati ambientali, specialmente quelli per disastro ambientale, che sono odiosi come quelli di mafia e non possono andare prescritti. Per un processo penale efficace, il problema strategico da affrontare e risolvere riguarda la riorganizzazione dell’intero sistema. La ragionevole durata si potrà raggiungere solo con importanti interventi organizzativi, mirati non solo sulla disciplina sostanziale e processuale, ma soprattutto sull’organizzazione giudiziaria.

È assolutamente necessario un importante e incisivo intervento organizzativo e un’efficace messa a punto delle risorse materiali e umane: basti pensare che l’Italia ha 12 magistrati ogni 100.000, la Germania 24. Inoltre, la riforma andava accompagnata dal rafforzamento, in termini di personale e mezzi, dei nuclei investigativi specializzati nei reati ambientali che negli anni sono stati distrutti. Difatti, non condurre indagini adeguate e condizione essenziale anche per la rapidità del processo.

La riforma non affronta il potenziamento degli strumenti e dei sistemi informatici e di digitalizzazione del processo penale dalla fase inquirente e la gestione delle cancellerie affidata esclusivamente al personale amministrativo. Infine, gli organici adeguatamente formati alle nuove tecnologie e alle evoluzioni informatiche già presenti in altri Paesi europei. Questi provvedimenti sarebbero l’inizio di un effetto benefico nei confronti dei ritardi del processo penale.

Eleonora Evi e Angelo Bonelli