AMBIENTE, SIAMO TORNATI AI DISASTRI DEL B. PREMIER

Governo

Sarà un governo ambientalista dichiarava Draghi iL 13 febbraio, il giorno del giuramento del suo governo, ma in realtà l’uomo che doveva portare in Italia l’aria dell’Europa come il rispetto delle regole e delle procedure si è subito adeguato alla brezza italica. Le iniziali promesse si sono rivelate olo propaganda all’atto della presentazione del suo Pnrr, un piano che non haunavisione e un progetto per la transizione ecologica e la giustizia sociale. Non è un caso chele uniche realtà che il premier il 13 aprile ha ritenuto dover incontrare e ascoltare insieme al ministro Cingolani nella fase di stesura del piano di ripresa e resilienza, sono stati il presidente di Stellantis, e gli amministratori delegati di Eni, Enel Snam, e Terna. La porta chiusa di Palazzo Chigi invece l’hanno trovata i sindacati, le associazioni ambientaliste e del terzo settore e i rappresentantib delle imprese Green che hanno avuto la possibilità di leggere il piano il giorno della sua presentazione. Il piano è costruito per proteggere i ritardi dell’industria automobilistica e dell’industria petrolifera le cui assenzedi strategie rallentanola conversione ecologicadell’economia versola mobilità elettrica ele rinnovabili, facendopagare un duro prezzoall’Italia in terminidi competitività industriale sui mercati globali per il raggiungimento degli obiettivi sul clima. Non c’è nessuna svolta verde se comparata anche alle decisioni di paesi europei come la Francia e la Germania che su un totale di fondi rispettivamente assegnati, pari a 41 e 27,8 miliardi di euro, le risorse destinate alla transizione ecologica sono del 49% e de 140% contro il 30% dell’Italia.

IL GOVERNO ha rinunciato a investire sul trasporto pubblico nel nostro Paese che ha solo 5,3 km per milioni di abitante di rete attrezzata per la mobilità a differenza dei 23,3 km della Germania, con un Pnrr che cambia solo l’11 della flotta circolante di treni regionali e autobus in circolazione, sulle reti idriche che perdono acqua in una misura tale che potremmo dare da bere ad una popolazione di oltre 40 milioni di abitanti e sulla depurazione delle acque reflue motivo per cui l’Italia è stata condannata dalla Corte di Giustizia europea ad una sanzione di 80 mila euro al giorno. Arrivano le semplificazioni di Draghi, la parola magica e ricorrente nel dibattito politico italiano. Nella bozza del decreto legge su 44 articoli oltre lametà riguardano lavelocizzazione delle procedure autorizzative su ambiente e paesaggio alcuni dei quali sono stati modificati appena pochi
mesi fa con un’altralegge semplificazioni la 120/2020. Che l’Italia abbia il record di procedure d’infrazioni ambientali evidentemente non interessa al governo a tal punto che non ha ritenuto usare i fondi europei per risolvere un problema gravissimo del nostro paese come lacarenzapreoccupante di personale del sistema nazionale di protezione dell’ambiente.

La filosofia è la seguente: velocizzare senza controlli. Pensate che lo Stato investe sui controlli ambientali sull’aria, acqua e suolo solo 13 euro ad abitante mentre per le spese sugli armamenti si arriva a 417 euro. La deregulation presente nel dl Semplificazioni rende possibile demolire e ricostruire gli edifici nei centri storici aumentando i volumi, anche in altezza, degli edifici non rispettando le distanze tra un edificio e un altro, si favorirebbe così la speculazione immobiliare nei centri storici e il caos consentendo la manomissione dell’identità di quei luoghi: una barbarie! Volutamente non si inserisce una norma che è quella sullo stop sul consumo di suolo che procede al ritmo di 2 mq al secondo e che per l’Ispra tra il 2021 e il 2026 e se il consumo non aumenterà accumuleremo una spesa pubblica figurativa di 17 miliardi di euro che rappresentano l’8,8% dei 191,5 miliardi del Pnnr.

La scelta del governo di inviare al Parlamento la relazione favorevole al ponte sullo Stretto, senza i pareri dei tecnici del ministero dell’Ambiente dà la misura di cosa si vuole fare del nostro Paese.

È un governo dalla tecnocrazia grigia, non verde, e senza anima che ci fa capire anche quanto la politica oggi sia debole.

Angelo Bonelli su Il Fatto Quotidiano

 

PNRR. Una “rivoluzione verde” molto grigia e piena di buchi (non per Eni e Snam)