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Deposito CO2 a Ravenna è greenwashing. Stop estrazione idrocarburi

ravenna

Finanziare con i fondi del PNRR il deposito di stoccaggio di CO2 a Ravenna è un’operazione di greenwashing che costerà 1,35 miliardi di euro e che consentirà a ENI di continuare a estrarre idrocarburi, ritardando o compromettendo quella necessaria conversione energetica a cui si deve puntare attraverso le energie rinnovabili.

Nei suoi piani industriali, ENI prevede, nel quadriennio 2020-2023, investimenti per 24 miliardi in idrocarburi, praticamente oltre il 70% andrà alle fonti fossili e solo l’8% alle rinnovabili e nel 2050 l’85% della sua produzione sarà a base di fonti fossili. Il deposito di CO2, che sarà il più grande del mondo e stoccherà 300-500 milioni di tonnellate di CO2, serve quindi per continuare a estrarre idrocarburi e poter certificare il taglio di emissioni di CO2, una gattopardesca operazione di greenwashing inaccettabile

Lo stoccaggio dell’anidride carbonica nei fondali marini al largo di Ravenna, utilizzando le piattaforme per immettere la CO2 nei giacimenti esauriti rappresenta un enorme rischio perché non sono noti gli effetti sismici che potrebbe avere, considerato che la costa di Ravenna è un’area fragile, dove sono in corso significativi fenomeni di subsidenza”.

Un progetto analogo a quello di Ravenna è quello di Petra Nova in Texas che, messo in funzione nel 2017, chiuderà il 26 giugno 2021 perché non più sostenibile dal punto di vista economico: il costo dello stoccaggio della CO2 era di 65 dollari a tonnellata. Possiamo quindi immaginare quanto potrà costare l’immagazzinamento delle 300-500  milioni di tonnellate di CO2 a Ravenna. Decine di miliardi di euro che verrebbero sottratti alla transizione ecologica per mantenere l’Italia dipendente dalle fonti fossili, che è il core business di ENI.

Destinare risorse pubbliche per questo progetto significherebbe capovolgere il principio ‘chi inquina paga’ e scaricare sui cittadini una tassa sul carbonio che non serve a contrastare il cambiamento climatico ma a consentire a chi inquina di continuare a farlo. 

Silvia Zamboni, Angelo Bonelli e Paolo Galletti

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