Il virus della poca trasparenza

Virus

Libert? ed eguaglianza: l?epidemia di COVID-19 ha dimostrato una singolare attitudine a mettere in discussione entrambi i ?poli? dell?ordinamento democratico. Ci rendiamo conto dell?inadeguatezza dei servizi, certo, ma sperimentiamo anche impensabili limitazioni alle nostre libert? costituzionali.

Cos?, siamo impediti nei nostri spostamenti ? e questo ci sembra tutto sommato comprensibile ? ma, dal 17 marzo scorso almeno fino al prossimo 15 maggio (salvo proroghe), ci ? stato vietato anche di curiosare nelle carte degli uffici pubblici.

L?art. 103 del cosiddetto decreto ?Cura Italia??[1]?ha infatti disposto una generalizzata sospensione sino al 15 aprile 2020, poi prolungata?[2]?fino al 15 maggio, di tutti i termini dei procedimenti amministrativi, ivi inclusi, quindi, anche i procedimenti di risposta alle istanze di accesso agli atti. Non disturbate il manovratore.

A poco vale che il Governo abbia accompagnato, a tale previsione, la raccomandazione di adottare??ogni misura organizzativa idonea ad assicurare comunque la ragionevole durata e la celere conclusione dei procedimenti, con priorit? per quelli da considerare urgenti, anche sulla base di motivate istanze degli interessati?. Con questa norma, a ben vedere, non si tutelano i cittadini, ma piuttosto il libero esercizio della discrezionalit? amministrativa da parte degli Uffici, che potranno scegliere, in forza di una propria autonoma e sostanzialmente insindacabile valutazione, quali procedimenti sono ?prioritari? e quali no, senza incorrere in censure di disparit? di trattamento.

C?? una bella differenza tra il blocco di un procedimento per il rilascio di una autorizzazione per una canna fumaria, e il blocco di un accesso civico generalizzato o di un accesso alle informazioni ambientali?[3]. Tanto per cominciare, se a qualcuno pungesse vaghezza di acquisire i dati ufficiali sul contagio, in questo momento non avrebbe diritto di ottenerli. In piena crisi, l?apparato pubblico ? chiamato anche ad operare?erogazioni straordinarie, aiuti, limitazioni alle attivit? produttive. Il controllo diffuso su questi interventi emergenziali ? congelato. E lo stesso discorso vale anche per materie per cos? dire ?ordinarie?, come l?accesso alle valutazioni di impatto ambientale: l?amministrazione potrebbe ad esempio autorizzare la realizzazione di un inceneritore, rinviando la possibilit? per i cittadini di metterne in discussione la legittimit? a tempi migliori.

Certo, comprendiamo che le restrizioni e le misure di isolamento sociale comportano anche un rallentamento dell?attivit? degli uffici pubblici, se non altro perch? un minor numero di dipendenti pu? recarsi sul luogo di lavoro in contemporanea. Ma questa considerazione ? valida, come detto, per ogni tipo di servizio al cittadino ? ci riporta alle considerazioni di partenza. La macchina amministrativa ? vecchia e inadeguata, e lo stato d?eccezione non pu? essere declinato allo stesso modo per le questioni ordinarie e per i casi in cui in gioco ci siano fondamentali diritti costituzionali.

Sebbene la digitalizzazione dei documenti e dei procedimenti non costituisca la panacea di tutti i mali del Paese, non possiamo fare a meno di chiederci se, in questi anni, l?attuazione del principio di trasparenza dell?azione amministrativa non avrebbe meritato un maggiore sforzo economico ed organizzativo. Se ancora oggi la richiesta di visionare un documento richiede che il funzionario di turno discenda in un archivio polveroso, prelevi un faldone e fissi un appuntamento?de visu?con il privato istante, la sospensione delle procedure di accesso pu? risultare comprensibile. Ma non giustificabile. A dispetto dell?opinione di pur autorevoli commentatori, non siamo in guerra?[4], ma fronteggiamo un?emergenza di ordine civile, che non dovrebbe ammettere una cos? forte compressione dei diritti civili.

Il COVID-19 non ci ha fatto solo comprendere quanto nociva per il Pianeta sia la nostra civilt?, ma ha anche disvelato impietosamente l?inadeguatezza dei servizi di cui disponiamo, con un sorprendente ?effetto domino?. Dapprima abbiamo scoperto che il nostro Servizio Sanitario Nazionale, principalmente a causa delle note privatizzazioni, non disponeva di sufficienti posti letto e terapie intensive e, soprattutto, non disponeva e non dispone ancora di un?know-how?per l?assistenza domiciliare agli ammalati e per lo svolgimento del monitoraggio sulla popolazione in maniera massiva (i famosi ?tamponi?).

Poi, mentre i delfini tornavano a nuotare nel porto di Cagliari e i pesci nei canali di Venezia, abbiamo scoperto che anche il sistema scolastico non era pronto ad affrontare quelli che sono, tutto sommato, pochi mesi di chiusura delle scuole, visto che in Italia non si ? investito a sufficienza nell?informatizzazione e nell?e-learning?(dove non sono arrivati i crolli nelle scuole per mancato adeguamento agli standard antisismici, ? arrivato il Coronavirus: ora si studia tutti da casa).

Per garantire la circolazione delle merci abbiamo chiesto ?sacrifici? agli autotrasportatori, visto che la mobilit? su gomma riveste ancora un ruolo preponderante rispetto a quella su ferro, e le organizzazioni degli imprenditori, dal calcio al siderurgico, nel premere per la ?riapertura?, ci ripropongono ancora una volta l?errata contrapposizione tra salute e lavoro.

Il diritto alla trasparenza e le libert? democratiche sono dunque in buona compagnia: e questo ci fa comprendere che ?nulla torner? come prima? ? dai diritti sociali e politici al funzionamento del nostro modello economico estrattivo ? non ? affatto il problema, ma la soluzione.

Guglielmo Calcerano?

Articolo originale pubblicato su other-news.info il 18/04/2020 (clicca qui per il link)