Incendi, Bonelli (AVS): «125.191 ettari bruciati nel 2026, sei volte il comune di Milano. Governo assente sulla prevenzione»

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Il 98% dei roghi è di origine dolosa o colposa. Danno economico stimato in oltre 2,5 miliardi di euro. Sicilia la regione più colpita con 68.527 ettari. Fiamme anche nei parchi nazionali del Gran Paradiso e del Pollino.

Roma, 27 settembre 2026 – «I dati aggiornati di EFFIS, il sistema europeo di monitoraggio degli incendi, certificano un bilancio drammatico: dall’inizio dell’anno al 23 settembre in Italia sono bruciati 125.191 ettari, una superficie pari a circa sei volte quella del comune di Milano. Abbiamo già superato l’intera stagione 2025, quando andarono in fumo 96.539 ettari, e il 2023, con 107.231 ettari. Il 2026 si colloca così tra le annate peggiori registrate da EFFIS e l’anno non è ancora finito». Lo dichiara Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra e co-portavoce di Europa Verde.

«Temperature estreme e siccità prolungate favoriscono la propagazione delle fiamme, ma il 98% degli incendi in Italia ha origine dolosa o colposa. Non è la natura a incendiare il Paese: è indispensabile prevenire e contrastare con maggiore efficacia l’azione criminale sul territorio.

La Sicilia paga il prezzo più alto, con 68.527 ettari bruciati, oltre la metà del totale nazionale. Le fiamme hanno colpito anche aree protette di enorme valore, dal Parco nazionale del Gran Paradiso, in Alta Valle Soana, al Parco nazionale del Pollino, dove circa 1.400 ettari sono stati interessati da un vasto incendio sul versante calabrese.

Considerando un costo medio di 20 mila euro per ettaro, tra spegnimento, bonifica, ripristino ambientale e idrogeologico e danni al patrimonio rurale e paesaggistico, il conto supera i 2,5 miliardi di euro. E non comprende pienamente le conseguenze indirette su agricoltura, turismo e sicurezza del territorio. Per ricostituire un bosco distrutto possono servire fino a 15 anni: perdiamo un patrimonio naturale e una biodiversità che il denaro non può restituire.

In Italia continua a mancare una vera politica di prevenzione. Nel 2016 è stato soppresso il Corpo Forestale dello Stato e assorbito nell’Arma dei Carabinieri, perdendo un presidio specializzato e capillare sul territorio. Non possiamo affidarci quasi esclusivamente ai Canadair: quando un Canadair deve alzarsi in volo significa che l’incendio è già scoppiato e la prevenzione non è stata sufficiente.

Il governo Meloni deve smettere di affrontare gli incendi come un’emergenza stagionale. Serve un piano nazionale strutturale di prevenzione, un presidio territoriale specializzato per la sorveglianza di boschi, aree protette e parchi nazionali e risorse adeguate per la manutenzione del territorio. Ogni anno senza una strategia efficace significa altro territorio e altro patrimonio naturale che vanno in fumo», conclude Bonelli.