«I dati della Fondazione GIMBE descrivono una realtà drammatica: un italiano su dieci ha rinunciato alle cure e le famiglie hanno speso di tasca propria oltre 41 miliardi di euro per curarsi. È la prova che la sanità pubblica sta collassando, mentre il governo Meloni continua a tagliare e a definanziare. In soli tre anni la sanità ha perso 13 miliardi reali, con la spesa pubblica scesa al 6,1% del PIL: una percentuale che ci allontana dall’Europa e che di fatto sta consegnando la salute dei cittadini ai privati.
Il PNRR Salute è fermo: solo il 4% delle Case della Comunità è realmente operativo, molte strutture non hanno medici né infermieri. Al Sud la situazione è ancora più grave, con regioni penalizzate da criteri di riparto che favoriscono i territori più ricchi e più anziani. Così si rompe il patto tra Stato e cittadini: chi può paga, chi non può rinuncia. Questo è un sistema ingiusto e incostituzionale.
Serve un’inversione radicale: portare il Fondo Sanitario al 7% del PIL, varare un piano straordinario per infermieri e medici, garantire standard minimi vincolanti per i servizi territoriali e rivedere i criteri di riparto per dare finalmente più risorse al Sud e ai giovani.
La salute non è un costo da comprimere ma un investimento strategico. Continuare a ignorarlo significa decretare la fine del Servizio Sanitario Nazionale e trasformare un diritto in un privilegio per pochi».
Così Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra e co-portavoce di Europa Verde.


