Ilva. Bonelli (AVS)-Gravame (EV): Governo Meloni ignora inquinamento Taranto. Presenteremo interrogazione

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“Neanche una parola sulla tutela dell’ambiente e della salute a Taranto nelle parole dei ministri del governo Meloni: nelle dichiarazioni dei membri del governo, non si fa cenno ai dati ambientali registrati dalle centraline Arpa Puglia, né all’impatto sulla salute dei tarantini e degli operai Ilva. Eppure risulta che  sia aumentato negli ultimi anni. I dati Arpa, elaborati da Omniscope, mostrano inequivocabilmente come l’inquinamento atmosferico da PM10 e benzene, sostanze cancerogene secondo lo IARC, sia in preoccupante aumento negli ultimi anni, specialmente nel quartiere Tamburi, centralina di via Orsini, quella più vicina all’Ilva: il benzene nel 2023 aumenta del 14,93% rispetto al 2022; e nel 2022 risulta esserci un aumento del 15,35% rispetto al 2021; il PM10 (polveri sottili) aumenta nel 2023 del 22,09% rispetto al 2022; nel 2022 era già aumentato del 16,69% rispetto al 2021; il PM10 supera i limiti di legge (40 mcg/m3). È inquietante che tali incrementi avvengano mentre gli impianti producono al minimo, circa tre milioni di tonnellate annue. Con che coraggio, in sede di Autorizzazione Integrata Ambientale, il gestore chiede di aumentare la produzione con il riavvio dell’Altoforno 5 e delle batterie?”

Così, in una nota, il co-portavoce nazionale di Europa Verde e deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, Angelo Bonelli, insieme a Fulvia Gravame, componente pugliese della Direzione Nazionale di Europa Verde.

“Il governo, – proseguono i due ecologisti, – si concentra su ulteriori investimenti negli impianti ILVA, senza specificare per fare cosa e trascurando l’attuazione dei principi costituzionali relativi all’ambiente e alla salute. Riteniamo che si stiano sprecando risorse pubbliche per mantenere la produzione a tutti i costi, piuttosto che investire in un percorso che aiuti la provincia jonica a uscire dalla monocultura a beneficio degli abitanti,  dei dipendenti diretti e delle ditte esterne. Inoltre, il mancato rispetto delle prescrizioni dell’AIA da parte di chi ha gestito gli impianti dal 2018 rappresenta un serio problema: a queste persone non può essere garantita una via di fuga dal governo a scapito dei contribuenti italiani. In questi anni, per esempio, non è stata completata la rimozione dell’amianto all’interno degli impianti pur essendo prevista nell’AIA scaduta ad agosto 2023: è un fatto gravissimo che danneggia chi lavora in Ilva. L’Italia ha recepito il principio comunitario ‘Chi inquina paga’, eppure in Ilva non viene applicato, con lo Stato che finanzia pesantemente questi impianti che generano debiti, malattia e morte. Quale obiettivo persegue il governo aumentando la quota di proprietà? Intende accettare l’aumento di produzione di acciaio con la stessa tecnologia attuale come chiede appunto Acciaierie d’Italia nella richiesta di nuova AIA? Per dare risposta a queste domande, sarà presentata un’interrogazione parlamentare per chiedere la chiusura degli impianti Ilva e l’avvio di un percorso unitario che identifichi settori alternativi di investimento a beneficio della comunità locale. Questo è l’unico modo per tutelare insieme ambiente, salute e lavoro, dando finalmente attuazione ai diritti costituzionali dell’ambiente e della salute,” concludono Gravame e Bonelli.