Incendi: Regione Sicilia impreparata. Servono tecnologie anti-desertificazione

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L’amministrazione dell’Isola ha sempre avuto altre priorità, come il ponte sullo Stretto

«La Regione ha dimostrato ancora una volta la sua totale inadeguatezza nel fronteggiare l’emergenza incendi». Per Angelo Bonelli, co-portavoce di Europa Verde e deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, la responsabilità dei roghi divampati negli ultimi giorni è del governo: «Fino a quando non ci saranno una cultura della prevenzione e un piano strategico di messa in sicurezza e di controllo del territorio, i siciliani non saranno al sicuro».

Non eravamo preparati a gestire questa emergenza?

«Assolutamente no. Lo dimostra il piano triennale antincendio presentato in pompa magna e approvato dalla giunta Schifani il 14 luglio, pochi giorni prima dei roghi che hanno devastato l’Isola».

Perché non prima?

«Perché la Regione ha sempre avuto altre priorità, come il ponte sullo Stretto che pesa 14,6 miliardi sulle casse dello Stato e che oltretutto sarebbe tutto fuorché sicuro, trattandosi di un’area sismica».

Di cosa avrebbe bisogno l’Isola?

«Di depuratori per contrastare la desertificazione in atto. Di strumenti per fronteggiare la crisi climatica, come la tecnologia satellitare e il monitoraggio sensoriale per il controllo delle zone a rischio».

Così si potrebbe arrestare il propagarsi delle fiamme?

«Un sistema di controllo del territorio consentirebbe di spegnere i focolai prima che le fiamme diventino ingestibili, ma andrebbe anche formato adeguatamente il corpo forestale, perché i vigili del fuoco non hanno le stesse competenze. Poi, non restano che i Canadair».

Il ministro della Protezione civile Nello Musumeci ha fatto appello all’Europa chiedendo più Canadair.

«È il simbolo dell’ipocrisia politica. Anziché piangere lacrime da coccodrillo, dovrebbe fare il mea culpa. Ha governato la Sicilia senza razionalizzare i forestali, senza minimamente preoccuparsi del cambiamento climatico, e ora viene a parlare di una terra in ginocchio? Ma il problema è più ampio e riguarda anche il governo nazionale».

Salvini inneggiava al ponte sullo Stretto mentre la Sicilia bruciava.

«Surreale: è un clima-freghista».

Scusi?

«Se ne frega del clima, come in generale la destra che è animata dal negazionismo climatico».

Per ideologia?

«Quale ideologia? Dietro il negazionismo climatico del governo di destra si nascondono interessi economici concretissimi, legati alla speculazione sul territorio e alle fonti fossili. Bisogna capire che non dare risposte adeguate al cambiamento climatico significa arrecare un enorme danno alla popolazione, ai siciliani in primis, mettendone a repentaglio l’incolumità».

I siciliani sono più a rischio di altri?

«L’Italia è già tutta un hotspot climatico, ma l’Isola cammina spedita verso la desertificazione ed è chiaro che le temperature così alte, unite alla siccità, diventano un combustibile in grado di facilitare i comportamenti illegali».

Sta dicendo che dietro gli incendi in Sicilia c’è sempre il dolo?

«Sì, diretto o indiretto. È una situazione che esiste da tempo, ma naturalmente con queste condizioni climatiche chi ha intenzioni criminali può moltiplicare i danni in maniera esponenziale».

Intervista su La Repubblica Palermo