Le trivelle nell’Adriatico e nello Jonio sono un ritorno al passato

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Siamo sconcertati della decisione della Corte di Giustizia europea in merito alla ricerca del petrolio in Adriatico e Jonio, che ha respinto il ricorso della Regione Puglia contro le quattro concessioni ottenute nel mare Adriatico, al largo della costa pugliese, dalla società australiana Global Petroleum. Questa decisione consentirà alla società di fare ricerche di petrolio su oltre 6000 km quadrati di mare. A queste multinazionali si aggiungono la Edison Eni e Aleanna Italia, promotrici di un vero assalto al mar Adriatico e alle nostre coste.

In Puglia, dal Gargano a Santa Maria di Leuca, si sommano oltre 25 permessi di ricerca per il petrolio. Praticamente un vero e proprio ritorno al passato, ignorando il pur timido tentativo di procedere nella attuazione della transizione ecologica basata su tutt’altre scelte: solare, eolico, fotovoltaico. Le attivitá di queste multinazionali dei fossili sono le migliori alleate per continuare a peggiorare il cambiamento climatico. La risposta giusta sarebbe stata investire sugli impianti eolici off shore, utilizzando anche aree industriali dismesse o da dimettere come quella ex Ilva.”

Il governo nazionale, anche per bocca del ministro Cingolani, tace, ma in realtá ha giá deciso quando non ha approvato il PITESAI, Piano per la Transizione Energetica Sostenibile delle Aree Idonee, come denunciammo a settembre scorso. Il governo regionale e la comunità pugliese devono reagire immediatamente, portando avanti insieme la battaglia per la tutela delle nostre coste contro le trivellazioni.

Angelo Bonelli
Mimmo Lomelo
Fulvia Gravame