Via Cingolani, l’Italia ha bisogno di un nuovo ministro della transizione ecologica

Via Cingolani

Non mi sarei mai aspettato di essere d’accordo con l’amministratore delegato di Enel Francesco Starace: pensare al nucleare è irrealistico e uno strumento di distrazione da parte del ministro Cingolani che sta dimostrando di non essere in grado di governare il suo ministero e quindi la transizione ecologica.

Il governo frena sulle auto elettriche e sulle energie rinnovabili, non investe sul trasporto pubblico, autorizza nuove trivellazioni nel mar Adriatico, fa la guerra al Piano Verde dell’Ue e apre al nucleare da fissione dopo che due referendum popolari lo hanno bocciato. I lavori per costruzione della centrale nucleare di terza generazione plus di Flammanville in Francia sono iniziati nel 2007 e ancora non sono stati ultimati si ipotizza un termine nel 2022 mentre i costi sono passati da 3,5 miliardi di euro a 11 miliardi di euro, mentre con l’obiettivo 100% rinnovabile al 2050 il costo dell’energia in Italia diminuirebbe di 1,7 cent euro/kWh con un risparmio procapite di 6.484 euro considerando anche i minori costi sanitari legati all’inquinamento e a quelli climatici secondo lo studio dell’Università di Stanford, Berkely, Berlino e Arhus.

Il contrasto al cambiamento climatico è una sfida epocale e abbiamo bisogno di un ministro che creda nella conversione ecologica e non crei, come irresponsabilmente sta facendo, una campagna di terrore definendo la transizione ecologica un bagno di sangue che produrrà disoccupazione mentre in altri paesi europei i suoi colleghi ministri la pensano diversamente e pianificano di creare milioni di posti di lavoro dalle politiche sul clima. L’Italia ha bisogno di un nuovo ministro che governi la transizione ecologica che sappia renderla socialmente desiderabile e quindi giusta e che non costruisca la paura sulle politiche sul clima perché ciò che ci deve fare paura sono le conseguenze del cambiamento climatico.

Angelo Bonelli