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Rafforzare l’utilizzo delle fonti fossili è una scelta dissennata

fonti fossili

Invece di lavorare per un programma di dismissione da avviare alla scadenza della moratoria sulle trivelle, scopriamo che sono stati approvati 9 progetti per un totale di 20 nuovi pozzi. Di fronte a questa scelta dissennata non ci resta che prendere atto che si è preferito cogliere la palla al balzo della moratoria per rafforzare l’utilizzo delle fonti fossili. Non è così che si avvierà la transizione e ecologica e che si intraprenderà la strada delle fonti rinnovabili

Parliamo di crisi climatica e allo stesso tempo investiamo in nuovi pozzi, aumentando la nostra già pesantissima impronta ambientale. Nel momento in cui era fondamentale compiere passi decisivi verso la transizione ecologica, anche grazie all’aiuto dei fondi europei del Next Generation Eu, l’Italia riapre la stagione delle trivelle, ignorando completamente gli impegni sulla decarbonizzazione assunti con l’Europa dal nostro Paese.

La posizione della Commissione VIA del Ministero alla Transizione Ecologica che ha approvato nove progetti per venti nuovi pozzi di estrazione rappresenta un passo indietro inammissibile da parte del Governo. Vogliamo essere fiduciosi, ma la fiducia va alimentata e purtroppo ad oggi, dopo che il voto della Camera di qualche giorno fa contro l’abolizione dei i sussidi ambientalmente dannosi, e dopo gli investimenti odierni in nuove trivelle, non ci resta che denunciare un atteggiamento di insostenibile rispetto alla transizione ecologica che tradisce le aspettative di quella moltitudine di persone e di ecologisti che vedono negli obiettivi dell’Agenda ONU 2030 il solo futuro possibile e un’opportunità occupazionale per chi oggi è senza lavoro.

Elena Grandi, Matteo Badiali