Sala “La mia svolta green Vado con i Verdi europei tra i dem troppe correnti”

beppe sala

Articolo su la Repubblica di Piero Colaprico

MILANO «Ho deciso, aderisco ai Verdi europei», dice Beppe Sala. Sindaco, lei è in campagna elettorale. Perché una decisione così drastica e sorprendente? «Perché non c’è più tempo da perdere. La questione ambientale riguarda il nostro presente e il futuro dei nostri figli. Come cittadino e come sindaco sono sempre più convinto che il miglioramento delle politiche pubbliche parta dalle strategie di
sviluppo delle città. E miglioramento per me significa puntare con coraggio e decisione su sviluppo sostenibile e avanguardia ambientale. Lo penso da sempre. A Milano ho creato, gestito in prima persona,
l’assessorato alla Transizione Ecologica».
Ma perché decide ora? «Adesso questi due miei percorsi – sindaco e appassionato ecologista – si uniscono. E per me aderire ai Verdi Europei significa, prima d tutto, fare meglio il sindaco di Milano. E rendere Milano una città sempre più protagonista nello scenario internazionale. La mia non è una scelta “sorprendente”, è ponderata».

E forse ha inciso anche la tragedia del Covid? «Sicuramente. La nostra società sta subendo la pandemia e contrattacca con vaccini e lockdown. Non è sufficiente. Occorre trovare il coraggio di reagire cambiando. Mi spiego. Non ci saranno sufficienti prove scientifiche, ma vivere in un territorio come il nostro, in una
bassa pianura poco ventosa, dove ristagna l’inquinamento, e con tante industrie e tanti allevamenti intensivi, non aiuta il nostro sistema respiratorio. La difesa della salute pubblica passa dall’abbattimento di emissioni e smog».

Lei era indipendente nel campo del centrosinistra, adesso entra nei Verdi europei. Cosacambia?
«Non cambia il mio impegno per la città, che rimane inalterato, anzi si rafforza. I milanesi hanno visto come in questo primo mandato abbiamo lavorato sodo, anche sui nodi del miglioramento ambientale e della giustizia sociale. Sono pronto per altri cinque anni da sindaco. E sono anche vicepresidente di C40, l’organizzazione che raccoglie le principali città del mondo. Abbiamo contribuito a rendere Milano migliore negli indici di qualità della vita, senza stravolgerla. La sostenibilità incrocia e attraversa l’istruzione, l’alimentazione, la salute, il lavoro, l’economia… Ogni città dovrebbe fare i conti con la visione ecologista. Chi non se ne accorge,
specie ai tempi del Covid, semplicemente fuori dal mondo».

Ecologia a parte, che cosa la porta dentro i Verdi?
«Sono fermamente europeisti e sempre in difesa dei valori democratici e antifascisti. Si sono distinti per battaglie fondamentali sulla giustizia e sulla riforma fiscale, sulle questioni di genere,
sulla povertà energetica e, in generale, sui diritti dei cittadini. Sanno parlare con l’impresa, essendo per natura propensi al dialogo, e promuovono l’innovazione e la ricerca di nuovi posti di lavoro. Sono paladini di
politiche alternative all’austerità,anche quando sembrava un tabù. Da loro mi sento a casa».

Il centrodestra la critica come il sindaco delle piste ciclabili e dei posteggi auto spariti, non teme ripercussioni nel voto?

«Essere ecologisti è investire nella mobilità pubblica e in quella leggera. Inquinare di meno è un dovere. Il modello della city piena di macchine è vecchio, non lo fa più nessuno nel mondo. E po Milano, metropoli pianeggiante e dalle dimensioni tutto sommato contenute, è perfetta per questi investimenti. Possiamo migliorare ciò che abbiamo già avviato,
correggerci andando a sentire le ragioni concrete delle persone. A proposito, ho passato i 60 anni, ho fatto tante esperienze nella vita, penso che i milanesi mi ritengano molto concreto e molto poco
ideologico. Semmai sono idealista»

Secondo lei, nel Pd che effetto farà la sua scelta?

«Nella mia esperienza personale da sindaco, l’interlocuzione con il Partito democratico è stata sempre positiva e leale. Il Pd milanese è tra i più solidi d’Italia e vanta rappresentanti e militanti
competenti e appassionati. In molti territori e amministrazioni locali il partito è forte ed efficiente. Ora però il Pd nazionale sta attraversando un momento difficile e io non avrei propriamente il diritto di dire la mia da “interno”, perché non lo sono, ma Zingaretti paga la scelta del Pd di dare troppo spazio, da troppi anni, alle correnti. Spero che questo momento possa essere
superato presto e aggiungo solo che seguirò con interesse l’assemblea nazionale».

E come giudica l’ipotesi Enrico Letta alla segreteria?

«Enrico è un amico e un suo ruolo attivo in questa fase non potrebbe che farmi piacere, ma, ripeto, non sta a me giudicare la discussione interna al Pd».

Verdi, a sinistra o liberai?

«Le sfide che impongono l’emergenza climatica e il riscaldamento globale prescindono dalle appartenenze. Anche il Recovery Plan, che ha una forte impronta ecologista, è stato votato da forze eterogenee a livello europeo. L’urgenza di arrivare a un pianeta più pulito è decisamente trasversale. E i Verdi europei offrono questa prospettiva».

E i Verdi italiani?

«Hanno una storia rispettabile e a Milano una lista dei Verdi farà parte del nostro progetto. Ne sonomolto contento. E però necessario rinnovarsi, costruire un processo largo, attraente, coinvolgente. In Germania i Verdi viaggiano intorno al 20 per cento e sono il secondo partito. In Francia sono al 10 per cento. Sono al governo in sei Paesi dell’Unione Europea ed esprimono sindaci in città come Amsterdam, Dublino, Stoccarda, patria delle automobili. Noi in Italia abbiamo un gruppo verde in Parlamento con tre deputati all’interno del Gruppo Misto. E un buon segno. Ma non basta. C’è molto da fare e posso dare una mano, anche per interpretare al meglio le istanze green».

A quale elettorato guardare?
«Ci sono tante forze della società che stanno chiedendo un cambio di rotta. L’esempio più evidente è costituito dai giovani che sono scesi in piazza in massa, non solo a Milano o in Italia, ma nel mondo. Poi ci sono i genitori preoccupati per il futuro dei loro figlio, anche, le imprese e i lavoratori che sono alla ricerca di una nuova dimensione. Il campo ora è più vasto di quanto fosse già prima della pandemia».

Realistico parlare di un’alleanza organica a Milano con i 5S?

«Chiariamo due principi. Primo, la mia coalizione è e resta di centrosinistra. Secondo, le alleanze per Milano si decidono a Milano. Vediamo se i 5 Stelle faranno, in Italia e in Europa, una
scelta di campo. Ho comunque una certezza granitica da amministratore: i milanesi, più che sulle alleanze fra i partiti, vogliono proposte e risposte sugli asili, sulla salute delle loro imprese, sulla qualità della loro vita. Noi, con l’idea della Milano dove hai tutti i servizi a 15 minuti a piedi da casa, stiamo rivoluzionando i quartieripopolari come mai era stato fatto sinora».

Anche i pentastellati parlano
sempre di svolta ambientale…
«Un copyright sui temi ambientali non ce l’ha nessuno. M5S è al governo del Paese ormai da tre anni e non è riuscito a imprimere una vera svolta ecologista alle politiche. E vero, Beppe Grillo parla da sempre di questi temi, ma non ho visto una reale discontinuità di azione rispetto al passato».

Con i Verdi europei dice di “sentirsi a casa”. Come mai?
«È la forza politica europea con cui mi identifico maggiormente dal punto di vista dei valori e dei contenuti. Milano può rappresentare un laboratorio nazionale e internazionale per la costruzione di una visione che sia allo stesso tempo ambiziosa e sostenibile. Colgo la sfida raccogliendo l’invito del Partito Verde Europeo a firmare la loro Carta dei Valori e poi, con i tempi giusti, a essere cooptato nel partito. Mi definirei un “moderato
radicale”. La radicalità concerne la visione di un mondo decisamente più sostenibile e, semi è permesso un “neologismo”, di un’ecologia umana».