Muroni “Leu non ha fatto il salto. Lascio e rifondo i Verdi in Parlamento”

Rossella Muroni

L’intervista a Rossella Muroni su la Repubblica di Concetto Vecchio

Onorevole Rossella Muroni, è vero che lascia Leu?

«Sì, vado nel Gruppo Misto, dove nascerà una componente verde. Nelle ultime settimane il contesto politico è cambiato. Il governo Draghi nasce dopo un fallimento
della politica e questo ora permette di agire con più libertà e con meno appartenenze».

Cosa rimprovera a Leu?

«Non è mai diventato un partito. È riuscito a eleggere 18 parlamentari, ma poi non è stato capace di fare il salto, non elaborando anche un proprio punto di vista sulla questione ecologica, che oggi è la questione per eccellenza».

Ha votato la fiducia a Draghi?

«Sì, perché ho seguito le parole del presidente Mattarella. Sosterrò il governo con responsabilità, ma allo stesso tempo lo incalzerò. Spero mantenga gli impegni sull’ambiente e non subentri il green washing che abbiamo già visto nelle grandi imprese».

Draghi l’ha convinta sulla questione ecologica?

«Non credo sia un ambientalista, ma sicuramente ha letto con attenzione il Next Generation Ue, e sa perfettamente che il 37 per cento delle risorse europee arriveranno per fare la rivoluzione verde. Partiamo da un ritardo storico. Sulle rinnovabili, per dirne una, siamo indietro rispetto alla tabella di marcia europea, proseguendo con questo passo raggiungeremmo gli obiettivi del 2030 nel 2085».

Il suo addio nasce dalla delusione di non essere stata coinvolta nel governo?

«No, non avevo chiesto niente. Devo solo ringraziare Leu e in particolare Piero Grasso per quello che ho avuto, sono stata eletta come indipendente e mi è sempre stata lasciata molta libertà. Ho imparato moltissime cose in questi tre anni».

Che valutazione dà delle persone chiamate a gestire la Transizione ecologica?

«Apprezzo il lavoro di Enrico Giovannini, e ripongo grande fiducia in lui. Aspetto Roberto Cingolani alla prova dei fatti, ma temo che la nomina dei due sottosegretari, di Lega e M5S, possa bloccare molte delle cose che si potrebbero fare».

Chi farà parte della componente verde?
«Alessandro Fusacchia e Lorenzo Fioramonti, ma presto si aggiungeranno altri deputati. Non lavoreremo solo sull’ambiente, il nostro obiettivo è occuparci del futuro, a partire dalla formazione e dalla cultura»

Perché i Verdi in Italia stentano? «Perché siamo un Paese che è sempre in ritardo rispetto alle trasformazioni sociali. Non dobbiamo mai dimenticare il contesto nel quale operiamo, per anni abbiamo dovuto spiegare all’estero cos’è l’abusivismo edilizio, un fenomeno del tutto sconosciuto negli altri Paesi, o le ecomafie, nateda noi e che poi abbiamo esportato».

Ha una ricetta? «Bisogna fare come in Francia, dove i Verdi erano al due per cento e ora governano città come Marsiglia e Lione, grazie a un lavoro fatto comunità per comunità, città per città. In Germania la Merkel non è che è diventata ambientalista di colpo, dando incentivi per le auto elettriche, ma lo ha fatto perché ha capito che l’industria della mobilità andava in quella direzione»

Da quanto tempo i Verdi mancano dal Parlamento?

«Tredici anni». E lei con chi pensa di fare alleanze nella società? «Penso al mondo delle associazioni e ai cattolici, c’è un ambientalismo popolare che ha preso le mosse dall’enciclica del Papa, la “Laudate Sì”.