Ilva. A Taranto il fallimento della politica che nessun tribunale potrà accertare

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Sono condanne dure quelle che stamane il pubblico ministero Buccoliero ha chiesto nella sua requisitoria sul processo ‘Ambiente svenduto’, dove noi Verdi siamo costituiti parte civile. Richieste di condanna contro i Riva, a personalità politiche fino a strutture tecniche e amministrative. Non entro nel merito delle richieste di condanna fatte dal pm ma una cosa è certa: quello che emerge, non solo dal processo, ma in questi ultimi 9 anni, da quando l’Ilva è stata sequestrata è che niente è cambiato da allora. La città è ancora avvolta dall’inquinamento e una popolazione, quella di Taranto, abbandonata e violentata nei suoi diritti costituzionali.

C’è una responsabilità drammatica da parte della politica che nessuna aula giudiziaria potrà mai appurare. L’omissione e l’incapacità di prevenire l’inquinamento e di sanzionarlo, con una drammatica omissione delle istituzioni e sulle quali è dovuta intervenire l’autorità giudiziaria, sostituendosi alla politica. In questi 9 anni i governi del Paese non sono stati in grado di costruire una proposta economica e industriale che liberasse la città di Taranto dai veleni dell’inquinamento, cosa che invece è stata fatta in altre parti del mondo, dove al contrario sono stati avviati processi coraggiosi di conversione industriale ed ecologica. Pensiamo ad esempio al bacino carbonifero della Ruhr, a Bilbao o nella ex città dell’acciaio Pittsburgh, oggi la città del sapere con il PIL tra i più alti negli Stati Uniti.

A Taranto si è conclamato un fallimento della politica italiana talmente evidente che nessun tribunale potrà accertare in nome del popolo inquinato.

Angelo Bonelli 

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